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Addio a Rosa: «Ti sei divertito e ci hai fatto divertire»

In 250 al funerale di “Coco”: tra di loro Giordani, Bonavina, Bonetto jr., Beccaro, Rizzato, Bigon e l’Aicb

PADOVA. «Quanto ci hai fatto divertire, con le tue facezie, ma soprattutto perché eri un architetto, come ti hanno definito, di quel Padova, che guidavi in campo con le tue giocate. Ti sei divertito e ci hai divertiti, sei stato grande nella tua umanità, ora ti auguriamo di esserlo ancora di più nella tua spiritualità, nel tuo incontro con Dio». Parole toccanti, scaturite dal profondo dell’animo di un appassionato di calcio, e dei colori biancoscudati in particolare, prima ancora che un amico, quelle pronunciate ieri mattina, nel finale della sua omelia-ricordo, da don Vittorio Gobbin, e dirette ad Humberto Rosa, uno dei grandi panzer del Padova di Nereo Rocco, morto venerdì mattina, a 85 anni, all’Oic della Mandria, dove si trovava dall’estate 2016.

“Coco” ha richiamato, per l’ultimo saluto, 250 persone nella chiesa della Santa Madre di Dio. Sulla bara una maglietta del Padova con il numero 10 e il suo nome ed una sciarpa con i colori della squadra. Fiori bianchi e un mazzo dell’Aicb, l’Associazione dei club organizzati, rappresentata dal presidente Ilario Baldon, dagli ex presidenti Mario Merighi e Giorgio Ferretti, e da Antonio Pastore. Tra i banchi, il sindaco Sergio Giordani, l’assessore allo Sport Diego Bonavina, il vice-presidente del Padova Edoardo Bonetto con il socio Moreno Beccaro, l’ex segretario degli anni Settanta Gastone Rizzato e un grande “ex” come Albertino Bigon. Con loro anche tanti amici dell’argentino e semplici tifosi, tra cui l’avvocato Mario Liccardo.

Tutti stretti attorno ai tre figli di Rosa, Omar, Sandro e Manuel, a nuore e nipoti, alcuni dei quali non hanno trattenuto le lacrime. Commozione per la scomparsa di un magistrale interprete della squadra del paròn, capace di incantare con le sue gesta le migliaia di tifosi che accorrevano la domenica allo stadio Appiani per assistere alle partite di quel Padova meraviglioso, giunto terzo in Serie A nel campionato 1957/58.

«Humberto l’ho conosciuto negli anni Sessanta», ha raccontato don Vittorio, «quando vedevo correre lui e i suoi compagni del Padova la mattina presto, e poi la sera tardi, perché durante il giorno molti di quei ragazzi lavoravano, lungo gli argini dello Scaricatore. È sempre stato un ottimista, “Coco”, e come tale ha voluto vivere, anche i suoi ultimi giorni. Un uomo coraggioso, che amava tanto Padova». Un applauso è scaturito spontaneo all’interno della chiesa, prima del congedo. La salma di Rosa è stata tumulata nel cimitero di Grado, accanto a quella di Livia Sappietro, la moglie, scomparsa il 21 ottobre 1999.

In sua memoria il Padova chiederà alla Lega Pro di far osservare un minuto di raccoglimento, lunedì 18, prima del derby serale con il Vicenza.

(s.e.)

Pubblicato su Il Mattino di Padova