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Abano Terme, un uomo spara alla moglie e poi si toglie la vita

La donna è stata trasportata in Ospedale in gravissime condizioni. Secondo i primi accertamenti effettuati l’arma era legalmente detenuta

ABANO TERME. «Mio marito mi ha sparato, venite. Fate presto». Sono le 11.30 quando al 112 arriva la richiesta di aiuto di Diana Marchiol, 70 anni. I carabinieri di Abano corrono a casa sua e trovano lei a terra in una pozza di sangue ma viva. Il marito ottantacinquenne Ottorino Pellegrin, invece, giace esanime sul divano del soggiorno con accanto una pistola. Ha sparato alla moglie, poi si è rivolto l’arma al petto e ha premuto il grilletto.

Esasperazione

«Basta, è ora di finirla», sono le ultime parole pronunciate da lui prima di impugnare la pistola Beretta calibro 7.65 (regolarmente detenuta), con cui ha sparato rimanendo seduto sul divano, da una distanza di circa tre metri. La donna è stata ferita al seno sinistro. L’hanno trasportata d’urgenza in ospedale, dove è stata operata.

Sembra che possa farcela a sopravvivere. E ora tutti a interrogarsi su quale possa essere stata la causa scatenante della tragedia successa ieri mattina in via Podrecca 34 a Giarre, in una vecchia casa di campagna, rimasta vecchia mentre tutte le abitazioni intorno sono diventate villette con giardino. Lì, ormai da una quarantina d’anni, abitavano Diana e Ottorino. Lui autista di autobus, aveva vissuto e lavorato a lungo in Svizzera. E lei, sposa di seconde nozze, gli era sempre rimasta accanto.

Con la pensione avevano deciso di tornare a vivere in Italia. Eccoli quindi ricomparire a Giarre, sulla stradina bianca che penetra una vasta area di campagna. Sempre lì, nel 2005, erano riusciti a salvarsi da una improvvisa fuga di monossido di carbonio. Se n’erano accorti in tempo ed erano riusciti a salvare la pelle. I vicini li ricordano sopravvissuti e felici, stretti l’uno all’altra come accade dopo un brusco saliscendi della vita.

Gli acciacchi

Con l’avanzare dell’età erano arrivati però gli acciacchi. Ottorino Pellegrin, dopo una vita a guidare bus, aveva perso mobilità e viveva praticamente su una carrozzina. Anche la moglie, di 15 anni più giovane, aveva qualche problema di salute. Questo contesto di difficoltà ha contribuito a inasprire i rapporti tra loro. Litigavano spesso ultimamente. Ed è stato l’ennesimo litigio ad armare la mano di lui.

La scena del dramma

Ottorino Pellegrin ieri mattina era seduto sul divano del soggiorno, mentre la moglie si stava muovendo in cucina. Le due stanze sono divise da una parete con un arco. A quell’ora del mattino già stavano discutendo animatamente. Sembrava la solita dinamica, ormai tristemente consolidata, di contrapposizione anche per le questioni più banali. Se non fosse che Diana, d’un tratto, l’ha visto impugnare la pistola e puntarla contro di lei. Ha sparato un colpo e l’ha presa. Poi, senza esitare un attimo, ha rivolto la canna verso il suo cuore ha fatto fuoco.

Quando i carabinieri della Compagnia di Abano sono arrivati per lui non c’era più nulla da fare. La balistica conferma la versione resa dalla donna poco prima di essere caricata sull’ambulanza. Nessun dubbio sulla dinamica, quindi. Ciò che resta da capire è l’innesco o comunque il disagio che covava in quella casa con l’intonaco scrostato e l’erba incolta nel giardino. In ospedale i medici sono riusciti a estrarre il proiettile. Dal tardo pomeriggio di ieri la donna è ricoverata in terapia intensiva.

medicina legale

Il corpo di Ottorino Pellegrin è stato esaminato sul posto dal medico legale e tutto combacia con la dinamica ricostruita dagli uomini del tenente Luigi Troiano. Tuttavia, la procura potrebbe comunque chiedere l’autopsia. Il resto sono punti interrogativi a cui solo Diana potrà rispondere, quando e se riprenderà conoscenza. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova