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Tragedia a Villa del Conte, fulminato in casa da un infarto lo trovano dopo dieci giorni

Roberto Mazzon, 60 anni, viveva da solo dopo la morte degli anziani genitori. A dare l’allarme le sorelle che da tempo suonavano inutilmente al campanello

VILLA DEL CONTE. Le sorelle lo pensavano in montagna, Roberto Mazzon giaceva sul pianerottolo del primo piano, fulminato da un malore una decina di giorni fa. «Siamo sconvolte» riferisce la sorella Marisa, che ieri mattina era andata ancora una volta a casa del fratello, in via Commerciale ad Abbazia Pisani, per capire perché non rispondesse al telefono. Roberto Mazzon aveva 60 anni e viveva solo nella casa padronale dopo la morte della mamma Irma. Fin quando lei era in vita le sorelle Carla, Marisa e Olive andavano in via Commerciale tutti i giorni e provvedevano anche ai lavori di casa per il fratello.

Quando Roberto era rimasto solo le frequentazioni si erano diradate con l’accordo che il fratello le avrebbe chiamate al bisogno e che si sarebbero sentiti spesso per telefono. «Sono andata a trovarlo il 15 giugno e stava bene» ricorda Marisa «così il 21 e il 22 giugno. Il 27 non l’ho trovato a casa e mi è sembrato strano, ho pensato che fosse a fare la spesa. L’ho chiamato tutto pomeriggio ma niente. Nessuna risposta nemmeno domenica 28 così ho pensato che fosse andato in montagna con qualche amico senza avvisarci». Le sorelle hanno continuato a telefonare tutti giorni e ieri mattina, dopo una notte insonne per il pensiero, Marisa ha rotto gli indugi e da Santa Giustina in Colle è andata ad Abbazia Pisani.

«Me lo sentivo che fosse successo qualcosa» confessa stravolta «non era sua abitudine stare via tanto». Viste vane le scampanellate, la sorella ha chiamato un falegname per forzare la porta, ma è stata consigliata di allertare il 115. Sono stati i vigili del fuoco di Cittadella a fare la terribile scoperta: il sessantenne, vestito di tutto punto, come fosse appena rientrato, era privo di vita sul pianerottolo. Come se stesse andando in camera a spogliarsi. Il medico del Suem 118 ha solo potuto constatarne il decesso per cause naturali. L’ipotesi è che la morte risalga al 24 giugno o al 25.

«Roberto era il più piccolo, coccolato e viziato, il nostro fratellino» lo ricorda Marisa «Era tanto buono, qualsiasi piacere lo faceva. Per noi è stato un colpo terribile, nessuno se lo aspettava perché non aveva patologie». Quindici anni fa Mazzon aveva lasciato il suo lavoro di metalmeccanico per seguire i genitori. Si è fatto carico del papà Igino fino alla morte, nel 2004 a 88 anni, portandolo all’ospedale quasi ogni settimana. Sempre sostenuto dalle sorelle, ha poi seguito la madre Irma, mancata nel 2018 a 93 anni. Adesso impegnava il tanto tempo libero seguendo i campi e andando via qualche volta con gli amici. Anche in moto, la sua passione.

Ieri iIn via Commerciale è arrivato anche don Giuseppe, il parroco, per la benedizione della salma prima che venisse portata all’obitorio. «Roberto era semplice e umile» dice il sacerdote «una persona accogliente che non dava fastidio a nessuno, non isolata ma riservata a tal punto che nessuno si è reso conto che mancava. Spiace davvero per la sua morte». —

Giusy Andreoli

 

Pubblicato su Il Mattino di Padova