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Ecco chi era il ciclista colto da malore in bici e morto sotto gli occhi dell’amico

Mario Beghetto, 74 anni, era impegnato nella consueta gita nel Trevigiano. Papà del calciatore Luca, aveva giocato con Us Cittadella e allenato molti team

 TOMBOLO. Era in sella alla sua amata bici, quando la sua corsa è stata interrotta per sempre sotto gli occhi di un amico. Inutili i lunghi e disperati tentativi di rianimarlo.

La comunità di Tombolo piange la scomparsa di Mario Beghetto: aveva 74 anni, lascia la moglie Giuseppina, con cui a settembre avrebbe festeggiato i 50 anni di matrimonio, i figli – i due gemelli, Elena e Luca – ed i nipoti Asia e Thomas.

Il figlio Luca è noto per la carriera calcistica di buon livello tra serie C2 e D. Il dramma si è consumato ieri mattina a Fonte, nel trevigiano, una zona collinare che la vittima conosceva bene, da grande appassionato di bici. Mario Beghetto aveva il suo rito consolidato, quasi ogni giorno: il giornale al bar, sulle 7.30, e poi la partenza, da solo o in compagnia di qualche amico. Così anche ieri. Tutto sembrava normale, quando il suo compagno di viaggio, poco dopo le 9, si è visto il pensionato rallentare e poi accasciarsi, tutto in pochi istanti: la vittima lo precedeva di una decina di metri distanza.

Restano da chiarire le cause del decesso, ma si è provato il tutto per tutto: i soccorsi sono stati immediati, il tentativo di rianimazione è durato mezz’ora, ma non è bastato. Con ogni probabilità si è trattato di un malore fatale.

Ora resta il profondo dolore in paese, dove Beghetto era conosciuto da uomo di sport e di impegno in parrocchia, era sempre lui a portare il crocifisso nelle processioni verso il cimitero. Era soprannominato “Cioto”.

«Un uomo di straordinaria bontà, legatissimo alla moglie», lo descrivono così i familiari, che ne ripercorrono le tappe della vita: «Stava bene, si teneva in forma, quasi ogni giorno 80-90 chilometri in bici, spesso su e giù per Crespano e Asolo. Nulla faceva presagire quello che è successo».La tragedia si è consumata nello stesso giorno in cui il padre di Mario avrebbe compiuto 106 anni.

Come tanti in zona, aveva lavorato alla Pavan di Galliera: «Per 40 anni ha fatto il montatore tecnico e spesso andava in trasferta all’estero».

Grande appassionato di calcio, ha giocato con la Luparense e con l’Unione Sportiva Cittadella e poi ha guidato diversi team locali, ha guidato dalla panchina le prime squadre di Galliera e Onara.

Il legame con il campo da gioco era fortissimo, ha fatto anche l’arbitro. «Un uomo di amicizia, di compagnia, con una parola buona sempre per tutti», conclude la famiglia.

Personalità generosa, era donatore di sangue con l’Avis ed ha collezionato diversi riconoscimenti. Gli piacevano anche le bocce, si è distinto nei tornei organizzati in zona.

Il funerale sarà celebrato martedì alle 15 in chiesa a Tombolo, il feretro arriverà dall’ospedale di Castelfranco Veneto.

Pubblicato su Il Mattino di Padova