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Misteriosa morte di un diciassettenne: spunta un messaggio-choc su Whatsapp

"Siamo in cinque a sapere cosa gli è accaduto davvero": "Chi l'ha visto?" torna ad occuparsi del caso di Nicola Tincani

MONSELICE «Siamo in cinque persone che sanno veramente com’è andata. Lui non è caduto in acqua». Parole choccanti, contenute in un messaggio di whatsapp agli atti dell’inchiesta sulla morte di Nicola

Tincani. Parole scritte da alcuni ragazzi monselicensi in una chat poco dopo il ritrovamento del corpo del diciassettenne, affogato nel Bisatto la notte tra il 22 e il 23 febbraio 2014.

Torna a occuparsi del giallo “Chi l’ha visto?”, che nella puntata del 17 giugno ha mandato in onda un nuovo servizio di Nicola Endinioni e Irene Fornari. Sabato notte, Nicola è appena uscito dalla discoteca Crash. Lo vediamo nelle riprese del Centro veterinario monselicense, alle 2.17, in bici. Dove sta andando? L’orario ha una grande importanza, perché, come attesta il referto del medico legale, alle 3, quaranta minuti più tardi, Nicola è già morto. Tutti penseranno subito a un incidente: aveva bevuto molto, è caduto nel canale. Ma alcuni ragazzi della zona si scambiano messaggi inquietanti in una chat di Whatsapp.

“I giornali pensano sia così ma è successo molto peggio” scrive un ragazzo. “Come?” lo incalza una ragazza. “Non parlo” replica lui. “L’hanno buttato dentro?”. “Poi si sparge la voce e vado nella merda io” ribatte lui. “Siamo in 5 persone che sappiamo veramente com’è andata, lui non è caduto in acqua”. Un mitomane che finge di sapere? O un testimone che sa davvero? Le schermate non sono anonime. Per cui “Chi l’ha visto?” prova a chiamare l’autore dei messaggi. «L’ho saputo da un amico, sono stato sentito dalla polizia, l’ho detto alla polizia» dice il ragazzo, che è stato sentito tre volte, con altri ragazzi.

Ma qual era la voce che girava? «Ciò che sapevo l’ho detto a chi di dovere e non voglio aggiungere altro». Parla poi il fratello più grande di Nicola, Andrea, che come i genitori, Vanni e Susanna, continua a non credere alla tesi del semplice incidente. Suonano le note di “The Story”, la canzone che Nicola aveva scritto e arrangiato alla sua chitarra, vincendo anche un premio. Sognava di diventare musicista, Nicola, la sua vita era la chitarra. «Stava maturando, noi due ci stavamo avvicinando» racconta Andrea «Avevamo interessi e passioni diversi, ma proprio allora ci stavamo avvicinando molto. Mi accorgo di quanto mi manca». Anche Andrea ne è sicuro: Nicola non è andato da solo su quell’argine.

Ma allora, cos’è successo, dopo che l’amico l’ha salutato alle 1.15 e lui è rimasto con alcuni ragazzi più grandi? C’entra qualcosa il pallino di farsi un piercing che si era messo in testa quella sera? O ha trovato un malintenzionato sulla sua strada? C’è anche il dettaglio del portafogli che manca: nero, di pelle, aveva dentro la sua carta d’identità, il tesserino del bus, la tessera della biblioteca. Non è mai stato ritrovato. “Chi l’ha visto?” lancia un appello: qualcuno l’ha notato sull’argine, nei giorni successivi? Anche la mancanza del portafogli ha portato la Procura di Padova a ipotizzare la rapina.

Pubblicato su Il Mattino di Padova