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Motoraduno sui Colli per sapere la verità su Alberto Rossato

Voluto dai tre fratelli e dagli amici del ragazzo morto nel 2018 Incidente mai chiarito del tutto, il processo iniziato in maggio

/ SELVAZZANO

Un moto giro commemorativo da Selvazzano fino ai Colli Euganei e ritorno per ricordare il fratello scomparso, ma soprattutto per mantenere alta l’attenzione sulle cause dell’incidente stradale che è costato la vita il 21 giugno del 2018 ad Alberto Rossato.

Un sinistro avvenuto in via Armistizio, in zona Mandria, e che a distanza di tre anni da quel tragico pomeriggio la famiglia del giovane sta ancora lottando in tribunale per conoscere finalmente la verità sulla dinamica e avere giustizia.

Alberto quel giovedì pomeriggio verso le 19.30 viaggiava in sella alla sua Honda in direzione di Padova quand’è sbandato colpendo il marciapiede e un segnale stradale e cadendo rovinosamente a terra. La moto nell’impatto con l’asfalto ha perso benzina, ha finito la corsa in prossimità dell’incrocio con via Rovereto ed ha preso fuoco. In un primo momento si era pensato alla perdita di controllo della Honda da parte del centauro, poi è emersa l’ipotesi di una collisione con un’auto condotta da una ragazza padovana.

Ad organizzare l’evento, che partirà alle 9 di domenica prossima dal piazzale della chiesa di San Michele Arcangelo, in via Roma a Selvazzano e che è aperto a quanti vorranno aggregarsi, sono i fratelli di Alberto: Gianfranco, Martina e Mariaelena. Prima di prendere la via dei Colli, la comitiva transiterà dalla Mandria dove sosterà per qualche minuto sul luogo dov’è avvenuto l’incidente. Il giro di boa è previsto sulla piana delle Fiorine tra il monte Grande e il Madonna. Nel ritorno il gruppo farà sosta al cimitero di Selvazzano dove riposa il trentenne ingegnere meccanico che era molto impegnato nel sociale con il progetto della The Smail Now, una onlus che utilizza lo sport come strumento di crescita e inclusione sociale in Italia e in aree svantaggiate del mondo.

«Il processo che deve stabilire come sono andate le cose è iniziato solo lo scorso maggio» dice Gianfranco Rossato. «L’iter è stato rallentato a causa del Covid, ma noi, e i nostri genitori che hanno un’età avanzata e non sanno darsi pace per quella tragedia, vogliamo conoscere la verità il più presto possibile. Sono passati tre anni ed è tutto fermo, ci sono stati solo rinvii per la pandemia. Domenica vogliamo ricordare Alberto e tenere alta l’attenzione su questo caso giudiziario ancora irrisolto». ––

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Pubblicato su Il Mattino di Padova