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Granze, due famiglie unite dal dolore «Vincenzo era felice per il posto fisso»

La sorella del ragazzo che si è accasciato al lavoro è andata a trovare la mamma dello chef morto in un incidente

/ GRANZE

«Contavamo ce l’avrebbe fatta, abbiamo sempre sperato in questi terribili giorni ma purtroppo non siamo riusciti a riportarlo a casa». Parla con la voce rotta dall’angoscia Valentina Billeci, una delle sorelle di Vincenzo (l’altra si chiama Mery) il ventinovenne di Granze che si è spento domenica mattina all’ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia, sembra per un edema cerebrale dopo 10 giorni di coma. Era stato colpito da un improvviso malore il 9 luglio sul posto di lavoro, alla Komatsu di Este dove lavorava come operaio addetto alla linea di montaggio. Per questo lo Spisal aprirà comunque un procedimento amministrativo, una prassi per capire cosa è accaduto.

Felice per l’indeterminato

«Nostro fratello prima di quell’improvviso malore che l’ha colpito sul posto di lavoro, stava attraversando un periodo della sua vita molto positivo – racconta la sorella – Era felicissimo, alcuni giorni prima aveva ricevuto la lettera di assunzione a tempo indeterminato dalla Komatsu, dove era stato assunto un paio d’anni fa con un contratto a termine. Era contento anche perché questo le dava sicurezza e le permetteva di pagare l’affitto di un appartamento in cui era andato a vivere a Deserto D’Este da appena un paio di settimane».

Vincenzo era il più giovane dei tre figli di mamma Rossella e di papà Filippo Billeci, luogotenente dei carabinieri, dal 2015 comandante della stazione dei carabinieri di Battaglia Terme. Prima di intraprendere la strada del lavoro Vincenzo aveva frequentato per tre anni l’Istituto Manfredini di Este e per due il Lipsia di Rovigo.

A Granze tutti lo ricordano come un ragazzo d’oro, impegnato nell’Acr e nel sociale. Prima di approdare come operaio alla Komatsu aveva avuto un’esperienza lavorativa alla comunità San Francesco di Monselice che dal 1980 è impegnata nel sostegno alle famiglie con figli con problemi di alcool e di tossicodipendenze. Per un periodo aveva prestato servizio da volontario alla Croce Verde.

due famiglie nel lutto

La famiglia ha autorizzato la donazione del fegato e delle cornee. «Essendo il più giovane, Vincenzo era anche il cocco di mamma – racconta Valentina – Le attenzioni spesso e volentieri erano tutte per lui, a mia mamma quando parlava di Vincenzo gli si illuminavano gli occhi. Come dargli torto, mio fratello era una persona buona, sempre disponibile ad aiutare gli altri, anche se a volte il suo fare di burbero poteva ingannare».

Ieri Mery e Valentina Billeci hanno trovato la forza di andare a far visita alla mamma dello chef Giacomo Berto, l’altro ragazzo di Villa Estense ma molto legato a Granze morto nel tragico incidente nel corso della notte tra venerdì e sabato, mentre al volante della sua Alfa Romeo Mito tornava a casa dall’inaugurazione del suo nuovo ristorante in centro a Carceri. Vincenzo e Giacomo nonostante la differenza di un anno di età, avevano frequentato la stessa scuola materna nel piccolo comune della Bassa. Un destino crudele quello che accomuna la piccola comunità di Granze che si sta preparando a festeggiare il santo patrono e che ieri sera, in attesa della data dei funerali dei due ragazzi che probabilmente si celebreranno a poche ore uno dall’altro, con in testa il sindaco Damiano Fusaro si è riunita per capire come meglio onorare la memoria dei due giovani. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova