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“Funerale” sul Corno delle vitelle sbranate Ma sul Cansiglio i lupi regolano i cervi

Confagricoltura rilancia il dolore degli allevatori vicentini Nel “bosco da remi” i predatori hanno ripreso il loro ruolo 

VICENZA

Singolare annuncio funebre nelle terre dei lupi. «È con immenso dolore che i proprietari Mirko Pezzin e Marco Rigoni, insieme alle mamme Francy e Merlo, annunciano la prematura scomparsa delle “piccole” della malga, le vitelline Verena, di 9 mesi, e Ginevra di 17» . Proprio così si legge in un post dal monte Corno, in comune di Lugo di Vicenza. L’hanno diffuso i gestori di Malga Mazze Inferiori, che invitano a quella che chiamano “cerimonia funebre”, per questa mattina alle 10. Un rito che si trasformerà in un’accusa spietata ai lupi, accusati di averle sbranate. Il fatto è che interverranno anche le autorità comunali e i rappresentanti delle categorie, Confagricoltura per prima. Esagerazioni? Chi crede che gli animali non provino emozioni – replicano i gestori – dovrebbe guardare la foto dalla quale traspare il dolore della mamma Francy di fronte al corpo senza vita della figlia Verena, dilaniato dai lupi, mentre cerca di trasmettere un alito di vita alla sua cucciola.

«Le due vitelle erano una parte di noi, della nostra comunità che conta 90 animali» afferma Pezzin, allevatore di Confagricoltura Vicenza, che da due anni gestisce la malga, di proprietà del Comune di Lugo, con il cugino Rigoni «Oltre alla perdita economica e alla paura di nuovi attacchi del lupo, c’è anche il dispiacere per la perdita delle due piccole della malga, alle quali eravamo molto affezionati. Continua, intanto, la ricerca delle altre tre che mancano all’appello da due giorni. Temiamo che, nel tentativo di sfuggire al lupo, abbiano fatto una brutta fine».

Il “funerale” di questa mattina sarà di fatto un processo al predatore: «Gli attacchi del lupo» protesta Anna Trattenero, presidente di Confagricoltura Vicenza «mettono a repentaglio l’attività degli allevatori, siamo al loro fianco nel chiedere soluzioni concrete a un problema che si trascina da anni e che non può più essere ignorato». I branchi in Veneto sono poco meno di 25, di cui 9 nella sola provincia di Belluno. Un centinaio circa i carnivori di riferimento; ci sono coppie che figliano solo un animale, altre addirittura 9. Gli attacchi in regione era stati circa 300 l’anno scorso.

«La biodiversità è un grande valore da conservare e semmai da incrementare» afferma Franco De Bon, consigliere delegato della Provincia di Belluno «Ne abbiamo discusso giusto oggi anche in un convegno al rifugio Dolada, in Alpago. I grandi allevamenti hanno la possibilità di difendersi, recintando i terreni di pascolo. Ma gli hobbysti, quelli delle 5 o 10 pecore a famiglia, no. Ecco, dunque, che dobbiamo introdurre altre misure di protezione. Non le consente la direttiva europea Habitat? Possiamo approfittare del recente protocollo fra le Province Montane delle Alpi per sperimentare forme nuove, fino all’uso dei proiettili di gomma».

La convivenza è obbligatoria, affermano ambientalisti e animalisti; uno per tutti, Toio De Savorgnani che fa il forestale in Cansiglio. E che dà atto alla Regione, col presidente Zaia, di aver evitato nel passato la mattanza di cervi. «In effetti, noi allevatori del Cansiglio, l’antico bosco da remi della Serenissima» conferma Mirco Breda «abbiamo protetto pascoli e mandrie con robuste recinzioni, ormai da anni». Il risultato? «Prima ci siamo difesi dall’assalto degli ungulati, e poi da quello dei lupi, che trovando di che alimentarsi, con i caprioli, i cervi e i daini, hanno lasciato perdere le nostre vacche da latte». In Cansiglio la caccia è bandita, ciò nonostante la popolazione di ungulati in 5 anni è diminuita di due terzi. Un’esperienza che viene rilanciata anche da Andrea Zanoni, consigliere regionale del Pd: «È dimostrato, dunque, che convivere si può» afferma «Le cronache, invece, certificano purtroppo che dal 2010 a oggi in Veneto ben 19 lupi sono rimasti uccisi: investiti, vittime di bracconaggio o dei bocconi avvelenati. Decisamente troppi visto che parliamo di una specie superprotetta. E potrebbe trattarsi solo della punta dell’iceberg». Zanoni esibisce la foto di un esemplare maschio, di 36 chili e mezzo, che in Lessinia è stato abbattuto con 28 pallettoni. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova