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Trebaseleghe, uccise a coltellate l’ex, confermati 30 anni di carcere

I giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso di Luigi Sibilio, reo confesso dell’omicidio di Natasha Bettiolo nel 2017

TREBASELEGHE. La Cassazione mette il sigillo definitivo alla condanna a trent’anni di reclusione per Luigi Sibilio, trentanovenne napoletano, assassino (reo confesso) di Natasha Bettiolo, quarantaseienne cuoca di Massanzago, massacrata con nove coltellate davanti alla scuola elementare di Trebaseleghe dove lavorava. Era il 18 maggio 2017.

Nei giorni scorsi i giudici della Suprema Corte hanno quindi confermato le sentenze di primo grado e d’Appello che avevano condannato l’imputato anche al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale determinata nella misura di 400.000 euro in favore di ciascuno dei figli conviventi della donna, Andrea e Nicola Franceschi, di 120.000 euro in favore, rispettivamente, dei genitori Giuseppe Bettiolo e Loredana Lamon, della sorella Marianna Bettiolo e di 30.000 euro in favore dell’ex marito Antonio Franceschi.

La pronuncia

Sibilio nel suo ricorso in Cassazione aveva lamentato la mancata concessione delle attenuanti generiche. Tuttavia i giudici non hanno ritenuto di accogliere la richiesta e hanno confermato in toto la sentenza di condanna.

Le accuse

Il 39enne è stato condannato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa della vittima, in quanto colpita a morte all’interno dell’abitacolo della sua auto, per detenzione illegale di un coltello e per le minacce nei confronti di Natasha proferite, armato di un taglierino, il 17 dicembre 2016, quando l’uomo l’aveva seguita in un centro commerciale a Camposampiero.

Omicidio pianificato.

Luigi Sibilio (disoccupato con un passato da disossatore di carne e da muratore) voleva uccidere Natasha “colpevole” di aver chiuso una breve relazione. Una storia senza importanza per lei. Una storia importante per l’imputato (ecco perché non è stata accolta l’aggravante dei futili motivi). Un imputato che aveva mollato moglie e tre figli a Napoli con l’obiettivo di trasferirsi al Nord, convinto di andare a vivere con Natasha. Un uomo che andava a caccia di soldi sostenendo di avere un tumore al cervello: una bugia. C’è anche un dettaglio. Poco dopo le 15 di quel 18 maggio, Sibilio entrò nel bar poco lontano dalla scuola palcoscenico del delitto. Era vestito da festa e si era fatto prestare le scarpe dall’ex datore di lavoro che lo accompagnava all’appuntamento mortale. La titolare del bar stava chiacchierando con un cliente, parlando dell’ennesimo femminicidio. Sibilio, che nascondeva il coltello con una lama di 19 centimetri, era intervenuto: «Guarda che basta una coltellata al collo» aveva chiarito, mimando il gesto. Lo avrebbe fatto 15 minuti più tardi. Appena uscita da scuola, Natasha aveva accolto in auto il suo carnefice che, con una scusa, aveva detto di volerle parlare. E così iniziò la mattanza conclusa con un tentativo di suicidio andato a vuoto. Ma «l’auto inflizione di ferite», avevano scritto i giudici, «subito dopo aver cagionato il decesso altrui (di Natasha) sminuisce la portata di quanto compiuto soprattutto se si considera che è stata oggetto di fotografie inviate alla madre mentre a fianco vi era una persona deceduta per causa sua». 

Pubblicato su Il Mattino di Padova