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Ammazza il rivale e poi s’impicca in cella Il pm aveva chiesto sorveglianza a vista

Grisotto, 52 anni, si è costruito il fucile con cui ha ucciso per un terreno Testolin di 67. Poi si è seduto ad aspettare i carabinieri

VICENZA

All’alba aveva ucciso a sangue freddo il suo rivale di sempre, prima dell’alba del giorno successivo si è tolto la vita in carcere. Una duplice, insensata tragedia ha sconvolto Marano Vicentino, piccolo comune della pedemontana stretto fra Schio e Thiene. Protagonista un muratore di 52 anni, divorato dal tarlo del rancore per un affare immobiliare andato male ma anche da fantasmi che non gli hanno più fatto vedere un futuro davanti, dopo aver chiuso con il sangue la disputa “sulla terra” che gli aveva rovinato l’esistenza.

Lunedì mattina ha esploso due colpi a distanza ravvicinata contro l’uomo che odiava. Il primo alla schiena, il secondo all’addome. È stata un’esecuzione, preparata con cura (l’arma se l’era costruita da solo, i proiettili li aveva trovati chissà come), pianificata ed eseguita a freddo. La vittima si chiamava Mario Valter Testolin, un artigiano di 67 anni. L’assassino cinquantaduenne, Gelindo Renato Grisotto, si è poi tolto la vita nel carcere di San Pio X a Vicenza, dove era stato accompagnato dopo l’interrogatorio davanti al pubblico ministero Jacopo Augusto Corno, nella caserma dei carabinieri di Thiene. Grisotto era stato fermato con l’accusa di omicidio premeditato.

La confessione

Alle 19 di lunedì, in una stanza della caserma dei carabinieri di Thiene il sostituto procuratore Corno, comincia l’interrogatorio di Grisotto assistito dal suo legale, l’avvocato Davide Balasso. Il muratore si trova in caserma dalla mattina. È lucido, ma prostrato e fisicamente provato. Ripete «Dio cosa ho fatto. Cosa ho fatto», rendendosi evidentemente conto che quella che ha imboccato qualche ora prima è una strada ormai senza ritorno. Ammette tutto. E ricostruisce le fasi del delitto ripercorrendo anche i momenti e le ore che lo hanno preceduto.

Lunedì mattina Grisotto dice di essersi svegliato con un senso di forte oppressione nello stomaco. «Pensavo di morire», confessa. Un malessere, forse il principio di un attacco di panico. Comunque il sintomo di un male interiore. Che però dopo un po’ passa. Ed è in quel momento che il muratore decide di mettersi in auto per raggiungere via Molinetta.

L’esecuzione

Ha ben in mente quello che vuole fare, perché nella vettura carica anche il fucile rudimentale che aveva assemblato nei mesi precedenti. E anche quattro munizioni. Sa che incontrerà Testolin. E questa volta vuole chiudere la faccenda con lui una volta per tutte. Al sostituto procuratore racconta delle diatribe per un terreno che gli è stato confiscato e che poi ha dovuto vendere. Nella sua testa Valter Mario Testolin è il responsabile di tutto il male che si è mangiato la sua vita. Con la moglie e i due figli vive ormai separato in casa da anni.

Quando raggiunge i campi a due passi dalla corte di via Molinetta sono da poco passate le 8. Grisotto spegne il motore della sua Peugeot rossa quando scorge la figura di Testolin. L’artigiano sta caricando una cisterna collegata a un trattore. Il muratore scende. Imbraccia il fucile. Non chiude nemmeno gli sportelli della Peugeot. Si avvicina alla sua vittima. E la sorprende di spalle con un primo colpo. Poi, arriva il secondo, all’addome. Testolin si accascia accanto al trattore in una pozza di sangue.

Il suo assassino non fugge. Ripone il fucile nell’auto e aspetta. Prima l’arrivo della persona che scopre il corpo; poi quello dei soccorritori e dei carabinieri. Non si consegna ai militari dell’Arma, ma al loro arrivo non oppone nemmeno resistenza.

Le ultime ore

L’interrogatorio di Gelindo Renato Grisotto finisce alle 20,10. Il pubblico ministero ha in mano la completa ammissione di responsabilità da parte dell’indiziato per il delitto che ha commesso qualche ora prima. Il killer appare spossato. Svuotato. Fisicamente provato. Ma nel corso del suo racconto non ha mai perso la lucidità. Sapeva cosa avrebbe fatto. Sapeva cosa ha fatto. Torna a invocare Dio, ma non è un grido di disperazione.

Dopo l’interrogatorio il muratore viene sottoposto a ulteriori accertamenti, da parte dei carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale, per la rilevazione dei residui dello sparo sulla sua persona e sugli indumenti che indossa. Quindi, a mezzanotte e venti Grisotto viene accompagnato nel carcere di San Pio X, a Vicenza.

IL suicidio in cella

Rinchiuso in isolamento in una cella del penitenziario “Del Papa”, Gelindo Renato Grisotto ha combattuto contro i demoni della propria mente per quasi cinque ore. L’assassino reo confesso di Mario Valter Testolin ha rimuginato su ciò che aveva fatto e riflettuto sulle conseguenze che quel gesto avrebbe avuto sulla sua vita. E, alla fine, nonostante le rassicurazioni che aveva dato al proprio avvocato poco prima di essere portato in carcere, ha deciso di farla finita. Una guardia ha scoperto quello che era successo durante il giro di ispezione e dato l’allarme. Il medico del Suem, però, ha solo potuto constatare il decesso. Il pubblico ministero Jacopo Augusto Corno, che stava già indagando sull’omicidio a Marano, ha dunque aperto un’inchiesta sul suicidio per ricostruire le ultime ore di vita di Grisotto dopo l’ingresso nel penitenziario e accertare eventuali omissioni o negligenze.

Le istruzioni disattese

Il magistrato aveva infatti dato disposizioni ai carabinieri di mettere al corrente il personale del carcere della situazione di fragilità psicologica del detenuto e dell’esigenza di sottoporlo a stretta sorveglianza, così come era stato scritto nel cosiddetto “biglietto di carcerazione” consegnato all’arrivo di Grisotto al Del Papa. La procura intende dunque accertare se la disgrazia potesse essere evitata.

Secondo la ricostruzione del pm, che coordina le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, Grisotto è stato trasferito in cella poco prima di mezzanotte e mezza. Il protocollo sanitario anti-Covid prevede che i detenuti vengano visitati al loro arrivo e che trascorrano un periodo in isolamento. Al muratore di 52 anni è stata dunque assegnata una cella singola.

La disgrazia è stata scoperta pochi minuti dopo le 5 di ieri. L’agente della penitenziaria incaricato di controllare i reclusi ha guardato attraverso lo spioncino della porta blindata e trovato Grisotto appeso per i pantaloni a una trave del box doccia. A quel punto il poliziotto ha chiamato il medico di guardia, che ha steso sul pavimento il corpo del muratore con l’aiuto dei poliziotti e riscontrato segni evidenti di strangolamento al collo del detenuto. Il dottore ha provato a rimettere in moto il cuore del detenuto praticando il massaggio cardiaco e utilizzando il defibrillatore. Nel frattempo è accorso in carcere anche il personale del Suem, avvisato per telefono alle 5.18, ma per Grisotto non c’era più nulla da fare.

La constatazione del decesso risale alle 5.45. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova