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Il compagno della 37enne stava aprendo il pub ed è stato visto da testimoni

I movimenti del convivente della farmacista sono stati ricostruiti  dai carabinieri: la deposizione dell’uomo appare credibile

il retroscena / 2

«Non posso e non voglioparlare. C’è un’indagine in corso e soprattutto attendiamo gli esiti dell’autopsia». Cortese ma determinato, Matteo Piva, il compagno di Serena Fasan, non aggiunge nulla a quanto detto nell’immediatezza della tragedia: è stato lui a scoprirne il corpo senza vita e a chiamare il 118 alle 18.30 di mercoledì scorso. Secondo i primi referti medico legali, la donna sarebbe deceduta alle 18. Matteo Piva quel pomeriggio si stava apprestando ad aprire il locale “Ai Do Gati” in via Filzi: sempre secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato impegnato in alcune commissioni in giro per la città. Sarebbe stato visto da alcuni testimoni: avrebbe aperto il pub e poi sarebbe andato a prendere alcune tazzine per il locale. I carabinieri hanno verificato questi movimenti, e tutto risulterebbe fatto nei tempi descritti. Nel frattempo era arrivata la telefonata del papà di Serena, Francesco, preoccupato per il fatto che non riusciva a contattare la figlia. Probabilmente una situazione anomala, ma giustificabile da tanti fattori: ad esempio il fatto di averlo silenziato per non disturbare la nanna del piccolo Ettore oppure il fatto di averlo dimenticato nell’auto parcheggiata fuori casa. Ad ogni buon conto, probabilmente perché passava poco distante dalla sua abitazione, Matteo Piva ha deciso di sincerarsi di persona se la compagna fosse a casa. Quando ha aperto la porta si è trovato davanti al corpo esanime di Serena nel soggiorno: il cellulare era vicino a lei. Ha tentato di rianimarla. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova