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Serena stroncata da un problema cardiaco

L’autopsia fuga i dubbi sulla morte violenta: i segni al collo della 37enne sono troppo lievi per un ipotetico strangolamento 

/ castelfranco

Morte naturale dovuta a un problema cardiaco. È questo il responso dell’autopsia sul corpo di Serena Fasan, la farmacista di 37 anni trovata senza vita, una settimana fa, nel salotto della sua casa in via Ponchini a Castelfranco. Poco prima delle 18 di ieri, dopo quasi quattro ore, il medico legale Alberto Furlanetto ha concluso l’esame autoptico, fugando i dubbi che sono sorti fin dalla scoperta della morte della professionista castellana. Dubbi scaturiti dalla presenza di alcuni segni sotto il collo, riscontrati dai soccorritori, e alimentati, poche ore dopo, dalla tragica decisione dello zio di Serena, Simone Fasan, un artigiano di 55 anni, di farla finita lanciandosi dal “ponte dei suicidi” a Crespano.

problema cardiaco

I segni al collo, secondo quanto stabilito dal medico legale, erano troppo superficiali e non compatibili con uno strangolamento. Come se li sia procurati (se sia stata la stessa farmacista nel disperato tentativo di provare a respirare oppure se siano i segni di un tentativo maldestro di rianimarla da parte dei primi soccorritori) non è dato a sapersi. All’anatomopatologo, che ha comunque ora 90 giorni di tempo per depositare in procura un dettagliato rapporto sulla morte, compreso l’esito degli esami tossicologici, interessa scoprire la causa esatta del decesso, individuata in un problema cardiaco.

Ma sarà l’ulteriore analisi sul cuore della vittima a stabilire con certezza l’esatta origine del problema cardiaco. Un primo referto dell’autopsia arriverà oggi stesso sul tavolo del sostituto procuratore Mara Giovanna De Donà, titolare dell’indagine, che potrebbe già nelle prossime ore rilasciare il nulla osta per i funerali della farmacista.

gli accertamenti

Certo, gli esami e la ricerca della natura del decesso di Serena Fasan continuano, ma con uno spirito diverso rispetto a quello che inizialmente aveva indotto i carabinieri ad approfondire le indagini e la procura della Repubblica ad aprire un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio.

In particolare i segni trovati sotto il collo della farmacista e, successivamente, il suicidio dello zio artigiano, vittima di problemi di carattere psichico che, poche ore dopo la scoperta della tragedia di via Ponchini, aveva deciso di suicidarsi. Un primo tentativo di farla finita era avvenuto nel garage della sua casa di Salvarosa ma l’intervento di un fratello l’aveva scongiurato. Poi, nella notte, la decisione di prender l’auto e andare a lanciarsi dal ponte di Crespano.

Certamente, per l’artigiano, la notizia della morte della nipote l’aveva scosso ma i problemi di carattere psichico, acuiti dal cambio di cura cui era stato costretto nell’ultimo mese, avevano fatto il resto. Anche sul cadavere dell’artigiano la procura aveva disposto accertamenti. Un’ispezione cadaverica esterna che ha confermato come l’artigiano sia morto per le lesioni da caduta, dopo essersi lanciato nel vuoto dal ponte di Crespano del Grappa, tristemente noto per i numerosi suicidi avvenuti negli ultimi anni. —

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Pubblicato su Il Mattino di Padova