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«Temevamo facesse una strage l’ha uccisa con un colpo alla nuca»

La sequenza dell’omicidio raccontata dai figliastri della vittima In casa c’era Paolo: il terrore che potesse uccidere ancora 

LA TESTIMONIANZA

Dorjana è stata letteralmente giustiziata. Dopo il colpo esploso alla pancia, il padre Stellio si è chinato su di lei e con la revolver calibro 38 le ha sparato alla nuca. A pochi metri, al di là del cancello di casa, i figliastri Paolo e Chiara hanno visto tramutare, in pochi attimi, una inattesa visita in una tragedia impensabile. E hanno temuto che quella potesse diventare una strage. Che la ferocia di quell’uomo varcasse il cancello, raggiungendo anche loro.

Sono le 12. 20 quando Stellio Cerqueni, papà 88enne di Dorjana, suona al cancello di via Palù 72, a poche centinaia di metri dal Parco Etnografico di Rubano. In quella casa Dorjana si è trasferita trent’anni fa, dopo aver lasciato il padre a Monfalcone e aver sposato Galdino, vedovo ed ex socio in affari di Stellio. In quella casa, Dorjana ha cresciuto Paolo, Federica e Chiara, i figli di primo letto di Galdino. Lì ha cresciuto Michele, nato proprio dal matrimonio con Galdino. La visita è assolutamente inaspettata: Stellio e Dorjana non si vedono e non si parlano da anni. Dal 1985, secondo famigliari e conoscenti, dunque ormai da trentasei anni. Vis a vis, forse i due fanno persino fatica a riconoscersi, tanto è il tempo passato. «È arrivato qui e ha chiesto di Dorjana» racconta Chiara, figlia di Galdino. «Mio fratello Paolo è andato a chiamarla e lei è uscita». Pare che l’anziano istriano volesse in realtà entrare in casa, ma Dorjana ha preferito uscire addirittura dal cortile, e spostarsi di qualche metro con il padre.

«Si sono messi a parlare, non abbiamo capito di cosa», continuano Chiara e Paolo. I due sono distanti una decina di metri: non si sentono le parole, ma si avverte chiaramente il litigio. Forse la stessa Dorjana vuole evitare che, in quel giorno di festa, l’eco di un dissidio possa entrare in casa. L’eco che arriva, però, è ben peggiore. Un primo colpo fa uscire di scatto Paolo, che corre verso il luogo del diverbio. «Questo vuole sparare anche a me», urla l’uomo, che si spinge comunque fuori dal cancello ma temendo per la propria incolumità si ripara dietro a un’automobile, parcheggiata appena fuori casa. Nel frattempo arriva il secondo colpo, quello letale. «Dopo averla colpita la prima volta, si è abbassato verso il suo corpo e l’ha colpita alla testa». Per non lasciare nulla di intentato. Paolo, da dietro l’auto, avverte quindi il terzo sparo e vede crollare a terra il corpo dell’anziano: «Dopo l’esplosione non è morto subito, Stellio era ancora vivo ma agonizzante».

Ieri mattina, nel punto in cui Dorjana è crollata a terra per i colpi del padre, alcune macchie di sangue sono ancora visibili. Accanto, però, c’è una croce. È realizzata con sette lampade ad energia solare. L’hanno composta i famigliari: «Vogliamo che la luce della croce risplenda anche di notte, le lampade si ricaricheranno con la luce del giorno», spiega Michele, il figlio naturale di Dorjana e Galdino. Durante il giorno lumi e fiori si sono moltiplicati, con amici e compaesani che hanno voluto rendere omaggio alla vittima. C’è chi passa anche solo per un segno della croce, chi cerca un famigliare della donna per un abbraccio. Il cartello “chiuso per lutto” è esposto davanti al mobilificio che la donna gestiva con Galdino. Il silenzio, pur nel via-vai di gente e nell’incessante passaggio di auto, è il segno più forte di rispetto che il paese tributa a Dorjana e alla famiglia Nicoletti. —

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Pubblicato su Il Mattino di Padova