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Padova, morto a vent’anni in moto: il papà di Ioan cerca testimoni

La tragedia di Maserà. «Mio figlio non correva, era serio e responsabile. Voglio capire cos’è successo. Era felicissimo, al suo secondo giorno di lavoro: perché questa disgrazia?»

MASERA’. Un guanto da motociclista, una scarpa, una maglietta e qualche frammento della moto. È quanto i familiari sono riusciti a recuperare dal luogo dell’incidente in cui ha perso la vita Ioan Emanuel Sebi, vent’anni.

Seduto sul bagagliaio dell’auto papà Cristian guarda quel che gli resta del figlio e non si dà pace: «Il guanto è intatto, nemmeno uno striscio, non doveva finire così. Abbiamo perso un ragazzo d’oro, un bravo figlio che aveva tanti progetti per la sua vita». Da appena due giorni il giovane di origini rumene aveva iniziato il suo nuovo lavoro, in una ditta di San Pietro Viminario.

Martedì scorso, poco dopo le 17, stava tornando a casa, a Maserà, in sella alla sua moto Yamaha Mt-07 quando, sul ponte di Cagnola è finito contro il rimorchio che conteneva una e che era trainato da un trattore che si stava immettendo sulla strada provinciale verso Conselve. Il giovane è finito con la moto sotto il rimorchio e a nulla sono serviti i tentativi di rianimazione del personale del Suem.

«VOGLIAMO CAPIRE»

«Non aveva gravi ferite», aggiunge commosso il padre del giovane. «Ci hanno detto che si è spezzato il collo e non c’è stato niente da fare. Però vogliamo capire, dobbiamo sapere cosa è successo. Per questo motivo cerchiamo dei testimoni: se qualcuno ha visto come è avvenuto l’incidente e ha qualcosa da dire si faccia avanti».

Nel 2017 Ioan Emanuel si era fatto il patentino e questa era la sua seconda moto, acquistata un anno fa. Il padre non vuole credere che la causa sia la velocità eccessiva: «Mio figlio non correva e non era uno spericolato, stava molto attento quando guidava. Le moto erano la sua grande passione. L’ho sempre messo in guardia dai pericoli della strada, gli ho sempre raccomandato di essere prudente e di fare attenzione. Lui mi ascoltava, era serio e responsabile».

Dopo il diploma di meccanico all’Enaip di Padova, il giovane si era messo alla ricerca di un lavoro e venerdì scorso aveva firmato il contratto con la Viraver di Vanzo a San Pietro Viminario, specializzata nella costruzione di vetri. «Era felicissimo», continua il papà, «era appena al suo secondo giorno di lavoro ma era soddisfatto perché gli restava anche il tempo per vedere gli amici. Ha tantissimi amici mio figlio, in tanti gli volevano bene perché lui era buono con tutti».

IL POST

Uno ha postato una frase commovente: «Ti meritavi solo il meglio, di avere successo, di arrivare dove gli altri sognavano, ora ogni tuo sogno può diventare realtà da lassù, ti ricorderanno tutti per la persona eccezionale che sei stato, hai sempre guidato con la testa sulle spalle, ma non è bastato. Con lacrime che cadono ti dico che questo è solo un arrivederci».

PERCHE’?

La famiglia Sebi vive a Maserà da 3 anni, in una casa di via Leopardi che Cristian, muratore, ha ristrutturato da cima a fondo. «Non abbiamo mai fatto del male a nessuno, perché questa disgrazia?», si chiedono il padre, la moglie Silvia e la figlia 17enne. Ora spetta al pubblico ministero valutare le eventuali responsabilità del 56enne alla guida del trattore e decidere se eseguire l’autopsia sul corpo del giovane.

Pubblicato su Il Mattino di Padova