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Perforazione intestinale scoperta dalla Tac alla paziente dopo quattro ore in barella

L'inchiesta sulla morte della 64enne: Nicoletta Bettucchi in Pronto soccorso alle 19.40, ma l'esito dell'esame c'è stato alle 23.30

ROVOLON. Mezz' ora dopo la gastroscopia e la colonscopia, alle quali si era sottoposta la mattina del 10 settembre, aveva già dolori addominali forti. Qualche ora di attesa, il consiglio di assumere un antinfiammatorio e poi il ritorno a casa. Quando alle 19.43 di quello stesso giorno è arrivata nel Pronto soccorso dell'Azienda ospedaliera stesa in barella, quei dolori erano lancinanti. Eppure solo un'ora e 50 minuti più tardi è stata sottoposta a Tac. E solo quasi quattro ore dopo l'arrivo in ospedale, è arrivato il referto che accertava una perforazione intestinale.

Ecco il calvario vissuto da Nicoletta Bettucchi, la caporedattrice della casa editrice vicentina Neri Pozza residente a Bastia di Rovolon, morta due giorni e mezzo dopo il drammatico ricovero in ospedale e due interventi per suturare quella lesione risultati del tutto inutili. Inutili perché, ormai, la setticemia era generalizzata e la terapia antibiotica priva di qualunque effetto.

Al termine del secondo intervento, la paziente è entrata in coma e all'alba del 13 settembre è spirata.

L'inchiesta

È quello che emerge dalle cartelle cliniche acquisite in Azienda ospedaliera su ordine del pubblico ministero padovano Marco Brusegan. Sotto inchiesta per omicidio colposo è finito il medico che aveva eseguito i due accertamenti consigliati dal medico di base di Nicoletta Bettucchi che soffriva di problemi legati alla diverticolite: si tratta di Filippo Pelizzaro, 31enne di Stra, assegnista di ricerca all'Università di Padova (difeso dal penalista Lorenzo Locatelli).

Ma che cosa raccontano le cartelle cliniche? Dopo i due esami, Nicoletta Bettucchi sta molto male. Così i familiare chiamano l'ambulanza (non accompagnano la parente in ospedale come sembrava in un primo momento).

La tempistica

Alle 19.40 c'è il triage della paziente (è il sistema di smistamento applicato nelle aree di emergenza). Nicoletta Bettucchi viene qualificata come codice verde, ovvero paziente che non necessita di una valutazione medica immediata, presentando funzioni vitali integre e parametri vitali nella norma.

Alle 19.43 è sottoposta a visita medica e alle 19.44 al prelievo del sangue. Poi la 64enne, che avverte un dolore fortissimo, attende in barella fino alle 20.58 quando arriva la visita chirurgica. Alle 21.30 viene disposta la Tac all'addome. Tuttavia il referto - firmato dal medico radiologo - sarà disponibile solo alle 23.30. A quel punto il quadro è chiaro in tutta la sua drammaticità: c'è una lesione che l'autopsia - a tragedia avvenuta - individuerà a livello del duodeno.

Nicoletta viene ricoverata subito: non tornerà più a casa.Il marito Moreno Segafreddo e la figlia Martina con la sorella di Nicoletta hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica (tutelati dall'avvocato Pietro Someda) all'indomani del decesso. Esposto che ha bloccato l'autopsia diagnostica decisa dall'ospedale in favore di quella giudiziaria che mira alla ricostruzione dell'accaduto con l'obiettivo di accertare eventuali responsabilità sul piano penale.

L’autopsia

Il 21 settembre, su incarico del pm Brusegan, il medico legale Sindi Visentin ha eseguito la perizia autoptica: entro 90 giorni dovrà consegnare la relazione. Anche i familiari e l'indagato hanno nominato i consulenti di fiducia. Il quadro dell'indagine, però, è tutt'altro che definitivo. Al di là della responsabilità del medico indagato tutta da valutare, resta la domanda: se la lesione fosse stata individuata subito, Nicoletta avrebbe potuto salvarsi?

Pubblicato su Il Mattino di Padova