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Padova, trovato morto nel tombino. Qualcuno ha spinto Salvatore a uccidersi?

Il corpo è entrato per 123 centimetri nel pozzetto stradale. La Procura sta procedendo ad acquisire i tabulati telefonici

PADOVA. Una morte agghiacciante. E da quella morte inizia l’inchiesta per capire come sia finito a testa in giù, infilato in un tombino per ben 123 centimetri con il viso su un fondo di fango e acqua alta 50 centimetri, Salvatore Masia, 55enne originario di Tempio Pausania in Sardegna e da anni residente in città.

Il ritrovamento è avvenuto nella notte del 12 ottobre in via Monte Santo all’angolo con via Palestro. Il pm padovano Andrea Girlando ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di istigazione al suicidio, di fatto un espediente tecnico-giuridico per consentire una serie di accertamenti dall’autopsia all’acquisizione dei tabulati telefonici della vittima.

Obiettivo: ricostruire contatti e spostamenti nelle ultime ore di vita. E dare una spiegazione a una tragedia che appare senza senso. Già domani è prevista l’autopsia affidata al medico legale Rossella Snenghi che, intervenuta sul posto, aveva riscontrato segni di annegamento.

Martedì notte Masia va in un bar del quartiere Palestro con un amico. Intorno alle 2.30 esce dal locale per rincasare come testimonia anche lo scontrino. Che cosa potrebbe essere accaduto?

Accanto al corpo – che non presenta segni di lesioni tranne qualche escoriazione provocata dallo scivolamento in quella trappola mortale – sono trovate le chiavi di casa. È ipotizzabile che Masia abbia sentito cadere qualcosa nel tombino. Da qui l’idea di sollevare la grata in ghisa e infilarsi con la testa per recuperare le chiavi.

Le ha trovate davvero riuscendo a gettarle sull’asfalto, salvo poi non riuscire più a uscire dal pozzetto?

Oppure credeva di averle perdute lì dentro e magari le chiavi erano soltanto cadute a pochi centimetri da lui sulla strada dove sono state recuperate?

Del tutto accidentale sembra la morte di Masia, anche se doveroso è sgombrare il campo da ogni dubbio. Alle 3.30 di martedì un vigilante, a bordo di un’auto di servizio, ha visto quel corpo a gambe all’insù e ha allertato 118 e 113. Purtroppo Masia era già morto.

Pubblicato su Il Mattino di Padova