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In mille per l’addio alla piccola Emanuela: «Sarai la luce nei nostri sorrisi»

Campodarsego, l’undicenne è morta mercoledì scorso dopo un incidente stradale. Il ricordo straziante di parenti e amici

CAMPODARSEGO. Una poesia composta da una professoressa con i pensieri dei compagni di classe e tanti palloncini bianchi e gialli che raggiungono il cielo, così si è concluso ieri il funerale di Emanuela Brahja, l’undicenne di Reschigliano vittima di un incidente stradale. È stata una messa funebre di profonda sofferenza non solo per papà Agron e mamma Esmeralda, per le sorelle e il fratellino e per la comunità albanese, ma anche per tutta Campodarsego.

Una messa dove si è pregato anche «per la persona che ha investito Emanuela, perché trovi serenità e forza per continuare la sua vita in famiglia e in comunità». Un migliaio le persone che hanno manifestato con la loro presenza la vicinanza alla famiglia Brahja per il tragico lutto che li ha colpiti, fra loro anche il sindaco Valter Gallo.

Il funerale è stato celebrato all’aperto, con l’altare collocato sulla scalinata della parrocchia di San Daniele e 800 sedie allineate sull’ampio piazzale. Per il fatto che Emanuela è nata e vissuta qui ed era parte del paese, i genitori hanno voluto che le esequie della loro bambina fossero celebrate col rito cattolico.

Con don Alessandro Azzalin hanno concelebrato il parroco di Campodarsego, don Enrico Piccolo, e il diacono di San Daniele. Palpabile il coinvolgimento emotivo di don Alessandro, che nell’omelia ha dovuto interrompersi perché sopraffatto dalla commozione. Il sacerdote ha paragonato la vicenda di Emanuela al racconto del Vangelo dove Gesù richiama in vita una bambina di 12 anni, figlia del capo della sinagoga che non dava credito ai miracoli, dicendole “talita kum”, alzati.

«Come a quel capo sinagoga Gesù ci chiede di avere fiducia in lui, anche Emanuela un giorno risorgerà» ha spiegato don Alessandro. Che a inizio funerale aveva ringraziato i genitori di Emanuela, i fratelli, gli amici e i compagni di classe, i docenti, la comunità per quello che Emanuela era stata anche per meriti loro, una bambina amata da tutti e oggi rimpianta.

Dalla scuola il ricordo struggente di Emanuela, che superata la fanciullezza stava entrando nella fase adolescenziale con la sua fresca bellezza, i suoi sogni e le aspirazioni. «Ti ricordiamo come una farfalla che spiega le ali e si libra leggera» ha detto una docente elementare molto provata «C’era nei tuoi occhi lo stupore di una ragazza che si avvicina con nuova consapevolezza alla realtà che la circonda. Avevi doti di sensibilità, semplicità e bontà. Con esse hai fatto breccia nei nostri cuori e vi rimarrai».

Straziante la testimonianza di un compagno. «Non c’è niente di più doloroso, dovremo rassegnarci al fatto che non tornerai più. La vita è come un pianoforte, i tasti rappresentano la felicità, i tasti neri la tristezza ma qualunque sia il cammino della tua vita ricorda che anche i tasti neri servono per fare musica aveva scritto Ema in un tema di quinta».

La preside dell’Istituto comprensivo l’ha salutata con un “ciao”. «Perché tu continuerai ad essere insieme a noi sempre» ha aggiunto «in classe e a scuola, nei nostri racconti, nei nostri pensieri e nei nostri cuori. Sarai il sole che scalderà i momenti bui, luce nei nostri sorrisi, stella che illumina la notte e che ci guida nel cammino della vita. Ti penseremo come il nostro angelo bianco e rivedremo il tuo dolce sguardo attraverso il tuo colore preferito, il giallo, calore e luce». Prima di accompagnare in corteo il feretro in cimitero l’abbraccio alla bara di mamma, papà e fratelli in lacrime

Pubblicato su Il Mattino di Padova