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Padova, la tragedia di veder morire due figli: «Perché tutto questo a noi?»

La disperazione dei genitori che hanno perso Giorgio e Giuseppe: il primo ucciso nel 2007, il secondo morto martedì in un incidente stradale

PADOVA. Quando, sconvolti, martedì sera sono entrati a casa del figlio, il pranzo era ancora lì, dove l’aveva lasciato, sul tavolo. Era la consuetudine di mamma Bianca: fargli trovare il pasto pronto il rientro dal lavoro. Martedì però Giorgio Cusin, 31 anni, non è mai arrivato a casa. È morto poco prima delle 13, nel tragitto tra l’ufficio e l’appartamento che da un paio d’anni aveva preso in affitto in via Edison, a Padova 2000. In corso XIII Giugno la sua Fiat Panda si è scontrata frontalmente con un camion che proveniva dalla direzione opposta. Per il ragazzo non c’è stato nulla da fare.

«Io e la mamma di Giorgio la sera dell’incidente volevamo passare la notte a casa di nostro figlio, così, per sentirlo più vicino, ma alla fine non ce l’abbiamo fatta», racconta disperato il papà, Edoardo Cusin. Che ha perso il suo secondo figlio: la famiglia, per un destino crudele, si trova a fare i conti con un’altra tragedia. Nel 2007 era stato ucciso con 63 coltellate il fratello di Giorgio, Giuseppe.

Aveva 20 anni quando, nel parco delle Farfalle di Mortise, era rimasto vittima di un agguato da parte di due giovani spacciatori di origine serba. Un dramma che colpì tutta la città e che segnò profondamente la famiglia Cusin. «Giuseppe era un idolo per Giorgio. Non si parlavano, non avevano neanche i reciproci numeri di cellulare, ma non appena da casa mancava uno l’altro lo cercava. La morte del fratello ha toccato in maniera molto profonda Giorgio».

Quando racconta del rapporto tra i due figli Edoardo Cusin fatica a trovare le parole. Il dolore è troppo forte. «È innaturale per un genitore sopravvivere ai figli. Mi chiedo come sia possibile che ne abbia persi due, i miei due figli. Cosa ho fatto di male nella vita per meritare questo?».

In queste ore i genitori del 31enne, divorziati ormai da diversi anni, sono rimasti uniti, uniti nella condivisione di un dolore profondo, atroce, inguaribile. Non si allontanano l’uno dall’altro, cercano di trovare un conforto che sembra non esserci. «Non sappiamo ancora nulla di quello che è successo, dobbiamo ancora vedere nostro figlio dopo l’incidente. Domani (oggi per chi legge, ndr) ci consegneranno le sue cose e ci diranno se faranno l’autopsia».

Come mai l’auto di Giorgio abbia invaso la corsia opposta finendo frontalmente contro un camion il papà fa fatica a spiegarselo. «Giorgio da un paio d’anni lavorava nello studio di consulenza del lavoro dello zio, a Vigonza. Quella strada la faceva quattro volte al giorno e quando ha avuto l’incidente stava tornando a casa per pranzo». Il papà esclude il malore: «Era un ragazzo sanissimo, soffriva d’asma, ma null’altro. Forse è stata una distrazione, anche perché pare abbia proprio mollato il volante. Forse stava cercando il cellulare che aveva dimenticato in studio, chissà».

Lo zio, quando nel primo pomeriggio non l’ha visto arrivare in studio l’ha chiamato più volte e si è accorto che il telefonino era nel suo ufficio. «Al lavoro Giorgio era molto preciso, se ritardava anche di 10 minuti chiamava. E poi era un ragazzo dolce, introverso con i genitori, ma espansivo con gli amici. Era generoso ed era anche testardo». Da tempo ormai aveva scelto di essere indipendente, di vivere da solo e di avere il suo stipendio. «Si è sempre dato da fare. Prima di lavorare dallo zio aveva lavorato per un periodo a Bassano, e prima ancora aveva fatto l’operaio turnista».

La sua più grande passione lo skateboard: «Era la sua vita. Ultimamente si era interessato per la realizzazione di uno skate park al Plebiscito. Era in contatto con il Comune a cui aveva mandato anche dei progetti».

Oggi gli amici di Giorgio vogliono realizzare quel sogno e intitolarlo a lui. Al momento non è ancora stata fissata una data per il funerale, che verrà probabilmente celebrato la prossima settimana nella chiesa di Sant’Ignazio, a Montà, quartiere dove la famiglia ha vissuto per tanti anni.

Pubblicato su Il Mattino di Padova