• Home
  •  > Notizie
  •  > Addio a Carlo Mutto, l’uomo delle “sportine”: trentacinque anni da animo vagabondo

Addio a Carlo Mutto, l’uomo delle “sportine”: trentacinque anni da animo vagabondo

Montagnana, commozione nella cittadina per la morte improvvisa del 65enne. Era ospite della Scarmignan di Merlara

MONTAGNANA. Per tutti era “Settesporte”. Quelle sette sportine in nylon erano tutto il suo avere, o almeno quello che Carlo ha deciso di avere da un certo momento in poi della sua vita. Carlo Mutto, 65 anni, pur nel suo vagabondare era diventato una figura cara ai montagnanesi, che spesso lo avvicinavano per offrirgli un aiuto o anche solo una parola di vicinanza. Carlo è morto venerdì a 65 anni, improvvisamente, nella casa di riposo “Scarmignan” di Merlara, dove era ospite dall’ottobre 2017. Vi era arrivato dopo il tremendo incidente dell’anno prima: a dicembre era stato investito da un treno a Ospedaletto Euganeo, lunga la linea Mantova-Padova, e si era salvato solo per la prontezza del macchinista.

STUDENTE MODELLO E SPORTIVO

Carlo Mutto era un montagnanese doc e, perlomeno fino ai trent’anni, aveva condotto una vita “normale”: anzi, i suoi coetanei lo ricordano come uno studente modello – il classico primo della classe – ma anche come uno sportivo dalle grandi doti e una voce eccelsa (in colonia a Tai le suore gli facevano cantare l’Ave Maria di Schubert da solista). Carlo è rimasto presto orfano di padre e, pur trovando una compagna, ha incontrato altrettanto presto la droga: anche nella dipendenza, ha comunque provato a costruirsi una famiglia diventando padre di tre bambini. La sua situazione ha però comportato l’allontanamento dei figli, e da lì – più o meno trent’anni – Carlo ha compiuto la scelta di vivere per strada.

LA SCELTA DI VITA

Per moltissimi anni ha vissuto senza un tetto a Montagnana, portando con sé solo alcuni sacchetti di nylon. Sette, dicono i più attenti. Quelle sportine sono diventate un tutt’uno con l’uomo, tanto che Carlo è diventato per tutti “Settesporte”. Il vagabondo spesso cambiava zona: per anni ha vissuto in Liguria, per molti altri ha allargato il suo raggio locale spostandosi a Legnago.

Sia a Montagnana che nel Veronese era diventata una figura “cara” alla gente del posto: mai una parola fuori posto, mai un atteggiamento insistente, mai un comportamento dannoso alla quiete pubblica. Anzi, che fosse per una moneta o per qualche cibo offerto, Carlo ricambiava il gesto con qualche sincero monosillabo sussurrato. A fine 2016, forse in un momento di sconforto, si era fatto trovare seduto sui binari: solo per miracolo era sopravvissuto.

L’ACCOGLIENZA ALLA “SCARMIGNAN”

Da allora è stato ospite della “Scarmignan” di Merlara anche grazie al contributo del Comune di Montagnana. «Per noi eri un buon amico, sempre gentile e pronto al saluto» hanno ricordato ieri al funerale, in duomo, i compagni della casa di riposo «La notizia della tua morte ci è giunta inaspettata e ha creato un vuoto intorno a noi.

Ci mancheranno i tuoi occhi vispi e le risate che mai mancavano nei momenti di festa ai quali adoravi partecipare. Passavi le giornate facendoci ascoltare la musica, ogni tanto canticchiavi e alzavi il volume appena potevi, ma a noi piaceva: regalavi allegria». Allegria fatta di rock e latino-americano a tutto volume – ricordano gli operatori della “Scarmignan” – e di lunghe passeggiate nel parco della residenza: «Amava il buon cibo, gli piaceva fare festa: non ne ha mai perso una! Ricorderemo il tuo sguardo vispo e ci mancherai parecchio». Carlo “Settesporte”, dopo una vita solitaria, mancherà a molti.

Pubblicato su Il Mattino di Padova