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Scosse la piccola neonata Yara fino a ucciderla, ora è ricercato

È definitiva la condanna e c’è un mandato di cattura per Evghenii Tripadus che sbattè contro un muro la bimba di soli nove mesi

SAN MARTINO DI LUPARI. È ormai definitiva la sentenza di condanna a 16 anni di carcere. E porta la firma del procuratore aggiunto di Padova Valeria Sanzari l’ordine di esecuzione della carcerazione, ovvero il mandato di cattura. Ma non c’è traccia in Italia di Evghenii Tripadus, 31enne moldavo, responsabile di omicidio preterintenzionale: l’1 settembre 2016 aveva scosso con tanta rabbia e violenza Yara Hamouda, 9 mesi, da ucciderla dopo una lenta agonia durata 29 giorni.

Era accaduto nella casa di famiglia della bimba a San Martino di Lupari in via Venezia. Nell’estate del 2018 (mentre la madre continua ad abitare nell’Alta Padovana) Evghenii Tripadus era sparito dopo essere stato indagato e ormai alla vigilia del processo davanti alla Corte d’assise di Padova. Ora è nell’aria un Mae – Mandato di cattura Europeo – visto che le ultime notizie lo davano tornato in patria.

Il problema è che la Moldavia non è membro della Unione Europea. E tuttavia il nuovo governo filo-occidentale punta ad accelerare il processo di adesione alla Ue visto che nel maggio scorso è stato siglato un accordo di cooperazione finalizzato a favorire l’adesione all’Unione Europea. Il che potrebbe tradursi anche in una più stretta collaborazione fra magistrature e nella possibilità di ottenere dalle autorità di quel Paese l’arresto prima e poi l’estradizione.

È il 17 settembre 2019 quando la Corte d’assise d’Appello di Venezia infligge 16 anni a Tripadus, riducendo di due anni la condanna che gli era stata inflitta in primo grado, pur confermando l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la sospensione dalla potestà genitoriale per la durata della pena (l’uomo è padre di due bambini nel Paese d’origine) oltre all’obbligo di risarcire un milione e mezzo di euro alla famiglia della vittima, la mamma Natalia Badiu, il padre Mohamed Hamouda e la nonna Valentina Badiu.

A difenderlo il penalista Andrea Sanguin. Il 6 febbraio dello stesso anno la Corte d’assise padovana aveva condannato Tripadus a 18 anni, riqualificando l’originaria contestazione di omicidio volontario in omicidio preterintenzionale.

Tripadus era un cugino della mamma della piccola, di origine moldava, mentre il papà è un lavoratore tunisino da oltre 30 anni in Italia: durante il processo di primo grado non ha mai mancato un’udienza affrontata con le lacrime sul volto. La famiglia Hamouda viveva un’esistenza serena, oltre a Yara c’erano altre due bimbe più grandi. I genitori lavoravano e il cugino di Nadia, in Italia per cercare un’occupazione, si era offerto di fare il baby sitter delle tre bambine.

Da qualche mese il giovane lavorava e l’1 settembre 2016 si verifica la tragedia: l’elisoccorso arriva nel cortile di una casa a San Martino, in via Venezia, dopo una chiamata al 118. C’è il sospetto che un rigurgito abbia provocato l’arresto cardiaco di una bimba nata il 6 dicembre 2015. Almeno è la versione che, fin da subito, Evghenii Tripadus tenta di accreditare raccontando che la neonata stava succhiando il latte con il biberon prima di cominciare a stare male. Ma i medici nutrono subito un sospetto: la piccola paziente potrebbe essere stata vittima del cosiddetto baby shaking, la sindrome da scuotimento che provoca una serie di traumi e lesioni neurologiche anche non immediatamente visibili su un bambino. Immediato il trasferimento nell’ospedale di Padova, dove i medici tentano il possibile. Tuttavia le lesioni appaiono irreversibili. Il 30 settembre, la morte.

Secondo la ricostruzione, di fronte all’ennesimo pianto Evghenii Tripadus aveva dato fortissimi scossoni a Yara non esitando a sbatterla contro un muro. La consulenza medico-legale aveva svelato un quadro drammatico come il distacco delle terminazioni nervose e dei vasi sanguigni, un ematoma subdurale, un’emorragia retinica e il gonfiore del cervello. Il pm Roberto Piccione, nel chiedere la condanna, aveva concluso: «Un uomo di 26 anni che tratta così una neonata, mette in conto di ucciderla»

Pubblicato su Il Mattino di Padova