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Autostrada A4 in Veneto, la strage non si ferma: sotto accusa i ritardi della terza corsia

Due vittime in due giorni. il 10 e 11 novembre. E sono già 13 nell’arco del 2021. L’associazione “Veneto Orientale”, fondata da Luciano Falcier, con presidente Lino Bellato denuncia il commissariamento ancora in corso e il tempo perso in tutti questi anni

VENEZIA. Un altro tragico incidente in A4, tamponamento fatale per un 60enne della provincia di Udine. Stefano Pantanali, residente a Trivignano Udinese, sposato, due figli, era al volante del suo furgone Renault a bordo del quale trasportava farine e prodotti per la panificazione, quando verso le 14.30 si è schiantato contro un autoarticolato con targa slovena, nel tratto a tre corsie in corrispondenza dello svincolo di immissione alla carreggiata est, in direzione Trieste. Il tremendo impatto è avvenuto nel territorio di Noventa di Piave, praticamente all’altezza dell’outlet.

L’autostrada è nuovamente sotto attacco, teatro di un tragico incidente all’indomani della morte di un altro autista che aveva tamponato con il suo furgone un mezzo pesante. L’ultimo schianto mortale, quello di giovedì 11 novembre, si è verificato qualche chilometro prima del punto in cui il giorno precedente, allo svincolo per Cessalto e sempre in direzione Trieste, era morto il 61enne Mauro Toniolo, originario di Arsiero (Vicenza) ma residente a Romans d’Isonzo, coinvolto in un incidente del tutto simile. Anche Toniolo, al volante del suo furgone Nissan dell’azienda di ortofrutta “Sabrina”, si è schiantato contro un autocarro di una ditta di Cormons, la Ilcam Spa.

Giovedì pomeriggio, invece, Stefano Pantanali era al volante di un furgone Renault quando è finito contro l’autoarticolato sloveno che era fermo a causa dei rallentamenti, nella seconda corsia del tratto che ne ha ancora tre per carreggiata. L’autotrasportatore sloveno ha dichiarato alla Polizia stradale di averlo visto dallo specchietto retrovisore passare improvvisamente dalla prima alla seconda corsia e poi schiantarsi contro il suo mezzo pesante, quasi senza frenare. L’impatto è stato violentissimo e il 60enne friulano è morto praticamente sul colpo. 

L’opinione pubblica è turbata per l’ennesima tragedia che si è consumata in autostrada e in uno dei tratti con più vittime in tutto il Nordest. L’associazione “Veneto Orientale”, fondata da Luciano Falcier, con presidente Lino Bellato denuncia il commissariamento ancora in corso e il tempo perso in tutti questi anni in cui la terza corsia non è stata realizzata.

L’ex vice sindaco di San Donà, Luigi Trevisiol, ricorda che ben 7 anni fa aveva cercato di sensibilizzare politici e amministratori, che si stanno muovendo solo adesso. La consigliera regionale del Pd, Francesca Zottis, dal canto suo, dice basta a questo «corridoio di morte» e auspica la costituzione di una Newco, senza perdere altro tempo prezioso.

I NUMERI 

Sono 13 le vittime nel corso del 2021, in zona veneta: una lunga scia di sangue iniziata in gennaio e continuata per tutto l’anno. Ventuno i morti negli ultimi tre anni, dal 2019 fino ad oggi. La maggior parte degli schianti mortali si è verificata nel tratto a due corsie, tra San Donà e Portogruaro, dove l’autostrada si restringe. Diciannove anni aveva la vittima più giovane, una ragazza rumena che su un furgone ha tamponato un camion fermo al casello di Meolo-Roncade, lo scorso 19 ottobre. L’età media dei morti è molto bassa, di circa 38 anni.

I NOMI DELLE VITTIME

Stefano Pantanali, 60 anni, Trivignano Udinese; Mauro Toniolo, 61 anni, Arsiero (Vicenza); Roberto Sartor, 45 anni, Treviso; Andrei Cornel Brateanu, 41 anni, Romania; Matteo Niero, 45 anni, Zianigo di Mirano; Erik Galluzzo, 28 anni di Talmassons (Udine) ed Eder Shqalshi, 34 anni, Albania; Filippo Bubbo, 25 anni, Catanzaro; Vasile Gabor, 53 anni, Romania; Vanni Ros, 56 anni, Brugnera (Pordenone); Luca Fochesato, 38 anni, Loria (Treviso); Federico Ziero, 36 anni, Mira; Ilica Vrcsak, 29 anni, Croazia; Alfredo Tarquini, 59 anni, Grado (Gorizia); Deborah Liberati, 45 anni, Napoli. Sono solo alcuni nomi delle vittime del tratto mortale della A4, in Veneto Orientale: 13 dall’inizio del 2021, 21 negli ultimi tre anni.

L’INTERVISTA

L’ultimo incidente mortale in A4 giovedì pomeriggio è avvenuto nel tratto ancora a tre corsie dell’autostrada. Ma la polemica sui ritardi nei lavori nel tratto tra San Donà e Portogruaro non si placa, e monta la protesta visto che la fine dei lavori non sarà prima del 2026, e forse anche più tardi per i ritardi causati dagli effetti della pandemia.

Intanto, gli incidenti continuano al ritmo di due morti in due giorni in A4, nel tratto sempre sotto stretta osservazione, q tutto questo impone di riflettere sulle cause. Il traffico è di nuovo aumentato, di pari passo con la ripresa dell’economia. Si aggiungono lo stress, la stanchezza, purtroppo anche le distrazioni alla guida, che in autostrada possono risultare fatali. Poi, le due corsie sono un ulteriore ostacolo per un traffico così intenso verso l’Est. Il presidente di Autovie Venete, l’avvocato Maurizio Paniz, è stato informato del tragico incidente di ieri in tempo reale.

Due incidenti mortali in due giorni sull’A4, ci sono delle responsabilità?

«Di fatto solo degli utenti. L’autostrada come infrastruttura non c’entra nulla, e lo dimostra ad esempio che lo schianto di ieri sia avvenuto in un tratto con la terza corsia. La distrazione, oppure una qualche altra causa, sono qualche volta fatali per chi è alla guida dei veicoli coinvolti negli incidenti in autostrada. Nel 90% dei casi è la distrazione a determinare queste tragedie. Ci sono autisti, soprattutto stranieri, che guidano mentre guardano la televisione, rispondono al telefonino, hanno in mano l’Ipad».

In questi mesi ci sono stati numerosi incidenti, più di venti con esito mortale, dal 2019

«Rispetto al 2019, oggi gli incidenti sono diminuiti del 24% e pertanto abbiamo un calo significativo, pur con il traffico che è tornato ai livelli di quell’anno».

Di terza corsia, però, nel tratto incriminato ancora non si parla?

«La terza corsia è stata decisa nel periodo tra il 2001 e il 2005. E Autovie da allora ha sempre rispettato i tempi per i vari lotti. Ricordo, inoltre, che l’ente non ha alcun aiuto dallo Stato e deve arrangiarsi con gli introiti derivanti dai pedaggi. La bufala dei 400 milioni di euro è stata svelata di recente, ed è solo una favola. Noi abbiamo soltanto queste entrate e con i pedaggi dobbiamo lavorare e fare investimenti. I tempi sono stati rispettati e mancano da ultimare nel 2023/2026 gli ultimi due tratti, San Donà-San Stino e San Stino-Portogruaro, anche se la pandemia potrà determinare dei ritardi che ancora non possiamo prevedere. Ora sono in corso i lavori tra Portogruaro e Alvisopoli che speriamo di terminare nel 2022, mentre siamo in anticipo per Gonars e Palmanova. Per quanto riguarda San Donà-Portogruaro, comunque, stiamo già lavorando per il cavalcavia e non siamo rimasti fermi. C’è un commissariamento scaduto nel 2017 e bisognerà vedere se passeremo alla società Alto Adriatico. Se ci sarà questo passaggio, potremmo subire altri ritardi.

Perché proprio San Donà-Portogruaro sarà l’ultimo tratto a essere realizzato, nonostante i molti incidenti?

«Quando i tempi di realizzazione dei vari lotti sono stati stabiliti, nel 2001, non mi risulta ci fossero state prese di posizione dei sindaci o della politica in genere sul fatto che questo fosse l’ultimo tratto da realizzare». —

Pubblicato su Il Mattino di Padova