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«Benedetta si poteva salvare: è morta per negligenza»

Giovane automobilista morta a Carmignano, due funzionari dell’Unione Comuni della Brenta rischiano il processo: colpa di un guardrail realizzato senza sicurezza

CARMIGNANO DI BRENTA. Una banale uscita di strada. Poi il destino, beffardo e crudele, che si è messo di traverso quando il punto terminale del guardrail ha trafitto, come un freccia, l’abitacolo dell’auto, uccidendo la 25enne Benedetta Ciprian rimasta intrappolata al posto di guida. Ma non è stato solo una questione di destino. Secondo la procura di Padova ci sono responsabilità penali per quella morte che, forse, avrebbe potuto essere evitata.

Ecco perché il pm padovano Luisa Rossi ha chiesto di processare due dipendenti dell’Unione dei Comuni della Brenta accusandoli di cooperazione in omicidio colposo: la loro condotta negligente avrebbe fatto sì che quella barriera di protezione non risultasse realizzata nel rispetto delle garanzie di sicurezza.

VERSO IL PROCESSO

Così rischiano di finire a processo Ennio Bonollo, 62enne vicentino di Sandrigo (difeso dall’avvocato Marco Grotto) e Lino Brugnaro, 65 anni di San Giorgio delle Pertiche (avvocati Michele Iannuzzi e Alessandro Ferello): l’udienza preliminare davanti al gup Domenica Gambardella è slittata all’11 febbraio su richiesta delle difese per avviare una trattativa con la famiglia della ragazza che si è costituita parte civile tutelata dall’avvocato Omar Bottaro. Un termine oltre il quale non si andrà. Il giudice ha “ammonito” i legali a non sollecitare ulteriori dilazioni perchè nel 2022 l’Italia sarà sotto osservazione dell’Unione Europea per i lunghi tempi della giustizia. Peraltro la compagnia Itas, che assicura l’Unione, risulta aver preso contatti con la parte civile solo alla vigilia dell’udienza, non avendo mai cercato prima un confronto.

LA DINAMICA

È il 21 luglio 2020 poco prima delle 2 di notte.

Benedetta, al volante della sua Chevrolet Matiz, sta tornando a casa dopo una serata a Bassano con alcuni amici. E sta viaggiando lungo la provinciale che, dalla frazione di Camazzole lungo la via omonima, arriva nel centro di Carmignano dove la ragazza vive con la famiglia in via Piave.

All’improvviso sbanda nel punto in cui la strada presenta una stretta curva a destra e invade l’opposta carreggiata senza avere nemmeno il tempo di frenare. Quindi sbanda di nuovo a sinistra, andando a impattare prima un tratto di barriera a monte dell’accesso carraio ad alcuni terreni agricoli e poi quello immediatamente successivo.

Probabilmente Benedetta correva un po’ e magari ha avuto un coppo di sonno. Ma il problema della tragedia, che si è consumata, sta altrove come sembra emergere dalla consulenza tecnica affidata dal pubblico ministero Rossi all’ingegnere Gianfranco Fais.

Già perché se la parte terminale del guardrail impattata per prima era “a norma”, non altrettanto “a regola d’arte” era la seconda estremità che, pur in legno, aveva un’anima in ferro e terminava a punta.

Le responsabilità

Una punta che ha trapassato il vano motore e poi l’abitacolo della Chevrolet in tutta la sua lunghezza, uccidendo la sfortunata Benedetta come una sequenza da film dell’orrore.

Il consulente Fais è stato chiaro: Brugnaro, nella veste di responsabile dell’Unità operativa Lavori pubblici e Manutenzione dell’Unione dei Comuni della Brenta, e Bonollo, incaricato nell’ente di occuparsi dei rapporti con il fornitore del servizio e di supervisionare i lavori, non avrebbero provveduto alla redazione di un progetto per l’installazione di quella barriera di protezione stradale in via Camazzole. Non solo. Non avrebbero neppure verificato e seguito i lavori affinché la parte terminale, risultata “mortale”, fosse smussata verso l’esterno della carreggiata e coperta con una “conchiglia”, quel guscio che chiude la fine di un guardrail.

Pubblicato su Il Mattino di Padova