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Morto dopo la rapina in casa a Lorenzago. Impronte digitali nelle stanze e video delle telecamere: è caccia ai tre banditi

Malviventi da fuori o balordi cadorini? I carabinieri cercano tracce anche all’esterno, sentite decine di clienti del bar

LORENZAGO. Banda “foresta” o balordi di paese? A Lorenzago, i carabinieri del Nucleo investigativo di Belluno stanno cercando una risposta a questa domanda, per indirizzare le indagini e iniziare le ricerche di coloro che hanno rapinato Angelo Mainardi, il pensionato morto 12 ore dopo per un malore improvviso.

I tre individui travisati dal passamontagna, che nella notte tra sabato e domenica erano entrati nella sua abitazione per rapinarlo di 200 euro, sono dei professionisti oppure persone che lo conoscevano? E sapevano che venerdì il pensionato era passato all’Ufficio postale, per ritirare una parte della tredicesima?

Uno era più alto, gli altri due di statura media e quelli che hanno aperto bocca si sono espressi in buon italiano, ha detto e ribadito l’anziano 82enne, durante il primo e il secondo interrogatorio dei militari, poco prima di morire. I lorenzaghesi sperano tanto di non essere vicini dei rapinatori, ma è ancora presto per avere degli indizi, figurarsi dei riscontri oggettivi.

L’appartamento al piano terra di via Riva è sotto sequestro: al suo interno, si stanno cercando delle impronte digitali diverse da quelle del padrone di casa o qualsiasi altro elemento utile.

Quella notte nevicava in Cadore e all’esterno ci sono tantissime impronte di scarpe, tra le quali sembra oggettivamente impossibile isolarne qualcuna in particolare. A poca distanza dall’abitazione, c’era parecchia gente al bar Cooperativa, ma all’1.30 tutti erano già tornati a casa.

Ne sono stati ascoltati parecchi e, secondo le prime indiscrezioni, non ce n’è uno che abbia visto o sentito qualcosa o qualcuno di sospetto.

Peraltro l’orario può anche essere indicativo, piuttosto il buon italiano e non il dialetto del posto potrebbe far pensare a una banda in trasferta, anche se nella zona e nel vicino Friuli non sono stati segnalati altri colpi con un pensionato legato, sballottato da una stanza all’altra e derubato di tutti i soldi che aveva.

Non si era accorto di nulla nemmeno il fratello Fiorello, che abita al primo piano. Almeno fino alle 4 del mattino, quando Angelo Mainardi si è ripreso, ha ritrovato il telefonino e l’ha avvertito dell’incredibile disavventura che aveva appena vissuto. Il racconto è stato drammatico e anche inedito, perché di precedenti così non se ne ricordano.

Oltre a questo, il rammarico di essersi dimenticato di chiudere a chiave il portone d’ingresso. I carabinieri sono andati due volte in quella casa, mentre l’ambulanza solo una ed è rientrata vuota all’ospedale Giovanni Paolo II di Pieve di Cadore.

Lunedì Fiorello Mainardi era troppo scosso per poter parlare: «Non voglio dire niente», ha sussurrato al telefono.

Gli investigatori hanno chiesto al sindaco Marco D’Ambros di poter avere le immagini delle telecamere in funzione al municipio. Soprattutto quella che guarda il Friuli potrebbe regalare dei fotogrammi interessanti. Saranno al vaglio anche altri occhi elettronici, sia pubblici che privati.

Insomma, è presto per avere qualsiasi risultato concreto e continuano gli interrogatori per i delitti di rapina, lesioni e morte come conseguenza di altro reato. Quest’ultima scatterebbe se la magistratura riuscisse a dimostrare che c’è un nesso tra la rapina e la morte di Angelo Mainardi domenica pomeriggio.

Pubblicato su Il Mattino di Padova