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«Ciao soldato con le ali, proteggici da lassù» In cinquecento all’addio all’aspirante sub

Adriano Albertin aveva 75 anni È morto il 28 novembre scorso durante la sua prima  immersione in acque libere al laghetto di Castelfranco  

SELVAZZANO

Monsignor Luciano Danese, parroco della comunità di San Bartolomeo Apostolo di Tencarola, ieri pomeriggio ha aperto l’omelia delle esequie di Adriano Albertin, l’aspirante sub deceduto sabato 28 novembre nello specchio d’acqua artificiale di Baita al Lago di Castelfranco Veneto, con un aneddoto. «I familiari mi hanno raccontato che quando era in vacanza ed entrava in una chiesa diceva sempre “Vago a saeudare el Paron”». Al funerale del settantacinquenne agente di commercio hanno partecipato cinquecento persone. Stretti alla bara di legno chiaro coperta da un cuscino di rose bianche, c’erano la moglie Paola, il figlio Andrea con Cristina, i nipoti Alex ed Anna, il fratello Franco e i cognati. Tanti gli amici e conoscenti che hanno voluto essere vicino alla famiglia nel giorno dell’ultimo saluto.

«Quella di Adriano è stata una vita attiva e vivace», ha commentato don Luciano. «Sapeva trovare sempre l’aggancio per instaurare nuove relazioni. Quando è giunta la tragica notizia, in parrocchia molti sono rimasti increduli. Adriano era amante della convivialità. Il giorno prima della tragedia aveva cenato con un gruppo di amici della moglie Paola. Spesso in queste occasioni era lui a cucinare». Le due passioni di Adriano, che continuava a lavorare nel settore del commercio di capi di abbigliamento, erano le immersioni e la cucina. Aveva scoperto la prima l’estate del 2020 durante una vacanza con la moglie a Capolavori, all’Isola d’Elba. Tornato a Padova, si era iscritto ad un corso di sub. Dopo alcune lezioni in piscina, il 28 novembre era il giorno del “battesimo” in acque libere. Aveva frequentato anche alcune lezioni di cucina, non per diventare uno chef provetto ma per far bella figura quando invitava gli amici. La cerimonia funebre è finita con i ricordi del nipote e del responsabile dell’Unione nazionale ufficiali in congedo di cui Albertin, ex paracadutista, ha fatto parte per anni del consiglio direttivo.

«Zio Adriano, eri attivo, generoso, amavi le sfide. Da lassù trova il modo per proteggere la tua famiglia», ha detto il nipote. «Caro sergente maggiore paracadutista, eri un vero soldato con le ali. Con te abbiamo condiviso i valori della Patria, ricordiamo la tua simpatia e il tuo altruismo», sono state le parole commosse del rappresentante dell’Unuci. —

Gianni Biasetto

Pubblicato su Il Mattino di Padova