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Fidanzati morti a Padova: Il litigio e la promessa: «Mi ammazzo»

Il suicidio confermato dall’autopsia. Valentina Costa è rientrata nello stabile dopo due ore: Michele Schiavon si era impiccato

PADOVA. Avevano litigato, come tante altre volte quando il “demone” dell’alcol trasformava il loro amore in un sentimento autodistruttivo. Lei se n’era andata, lui l’aveva avvertita: «Stavolta mi ammazzo». Due ore più tardi, Valentina Costa rientra nello stabile in via Giovanni da Verdara 31.La scena è agghiacciante: Michele Schiavon è impiccato sulla tromba delle scale come promesso due ore prima. Sono le 16. 45 circa. Disperata, la donna chiama l’ex moglie dell’uomo che mai aveva negato un aiuto al padre delle loro figlie; e un amico. Al telefono urla: «L’ha fatto... L’ha fatto... Diceva che l’avrebbe fatto e l’ha fatto». Poi chiude la chiamata, mentre l’ex moglie di Michele telefona al Suem per fare subito intervenire sul posto un’ambulanza e i carabinieri. Un posto dove si precipita lei stessa. Inutile: la tragedia è già compiuta. E, probabilmente, nessuno avrebbe potuto evitarla. Già, perché Valentina, sotto choc, non ha aspettato nessuno. E, replicando la scelta senza via d’uscita del compagno, si è impiccata accanto a lui, forse dopo aver tentato di spostare il corpo. Michele era morto da un’ora e mezza, forse due ore.

Ultimi istanti

Ecco la ricostruzione degli ultimi istanti di vita della coppia di fidanzati trovata morta lunedì 17 gennaio, nel palazzo del centro storico intorno alle 17. Un palazzo – di proprietà dell’ex moglie di Schiavon – di cui il 54enne aveva ancora la disponibilità delle chiavi: gli erano state lasciate affinché potesse trovare una casa dove vivere dopo aver trascorso gli ultimi giorni in un albergo.

La ricostruzione

Il 14 gennaio Michele lascia un hotel e va nell’abitazione. Poi manda un messaggio a Valentina (che condivide un piccolo appartamento con un amico al Torresino) e la invita a raggiungerlo. Che cosa abbiano fatto in quei giorni i due compagni, che si frequentavano da circa un anno, non si sa. Quel che è certo è che lunedì litigano. Non era raro: in più di qualche occasione accadeva soprattutto se avevano bevuto. Tutti e due, infatti, avevano un problema di dipendenza dall’alcol. Michele sembrava averlo superato, poi la ricaduta; anche Valentina voleva combattere quella dipendenza e una ventina di giorni prima il padre l’aveva accompagnata al Sert di Piove di Sacco. I due si amavano, ma i loro sentimenti erano sempre estremi. E l’altro lato di quell’amore dilaniante, era la morte. Così quel giorno, dopo l’ennesimo litigio, Valentina era uscita un paio d’ore, lasciando il compagno che le aveva gridato: «Allora io mi ammazzo». Il resto è cronaca.

L’inchiesta

Doppio suicidio, nessun dubbio. La conferma è arrivata dall’autopsia eseguita martedì pomeriggio dal medico legale Rafi El Mazloum su incarico del pm Cristina Gava. Sono stati effettuati pure una serie di prelievi biologici per l’esame tossicologico: entro 60 giorni l’esito.

Ormai è chiaro che l’inchiesta, aperta per l’ipotesi di omicidio (reato che consentiva una serie di accertamenti tecnici), si avvia verso l’archiviazione. Per oggi è previsto il rilascio del nullaosta alle esequie.

Pubblicato su Il Mattino di Padova