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E’ morto a 42 anni lo psicologo Ferretto di Arzegrande

Sposato nel 2019, aveva due studi a Piove di Sacco e Padova. Ha prestato la sua professionalità anche nelle emergenze. Collaborava da anni con il gruppo Il Portico che si occupa di disagio ed emarginazione

ARZERGRANDE. Comunità di Vallonga in lutto per la perdita di Filippo Ferretto, mancato domenica 3 aprile  all’età di 42 anni nella sua residenza di Padova. Saranno in tante le persone che oggi, 6 aprile, pomeriggio alle 16 si ritroveranno nella chiesa parrocchiale della frazione per i funerali, e che cercheranno di fare sentire la propria vicinanza alla moglie Paola, a mamma Marisa, a papà Comindo e alla sorella maggiore Selica.

Filippo, nato e cresciuto in paese, si era sposato nell’estate del 2019 e si era trasferito a Padova. Dopo qualche mese, nell’autunno dello stesso anno, a seguito di accertamenti, gli erano state diagnosticate delle masse tumorali, inizialmente benigne, a diversi organi.

Operato immediatamente, aveva intrapreso con tenacia un percorso complicato, anche con cure sperimentali, che lo avevano supportato fino a una decina di giorni fa, quando il quadro clinico è improvvisamente e inesorabilmente peggiorato.

Ferretto era un apprezzato psicologo e psicoterapeuta con studio a Piove di Sacco e a Padova. Dopo le scuole paesane, tra amici e lezioni di karate, aveva frequentato l’Itis “Cardano” di Piove di Sacco, per poi iscriversi alla facoltà di Psicologia a Padova.

Una vera e propria illuminazione visto che è stato in quel momento che Filippo aveva scoperto la propria strada. Dal 2005 si era occupato di salute mentale in appoggio alle principali associazioni presenti nel Veneto, come consulente. Ha anche svolto per un decennio l’attività di psicologo nell’ambito dell’emergenza con la federazione Psicologi per i Popoli, in convenzione con la Protezione civile e diversi organismi che operano in emergenza.

Nel 2012 si era impegnato sul campo come psicologo nelle attività di supporto alla popolazione dell’Emilia sconvolta dal sisma. Era stato poi, tra tante attività, a Pieve di Cadore per il soccorso psicologico in ambito montano nelle emergenze e incaricato dall’azienda sanitaria di Rovigo per un progetto per la prevenzione e la cura del disagio in adolescenza.

Aveva fatto dell’etica un cardine della professione che si traduceva anche in un aiuto a tariffe sostenibili. «La domanda di cura» diceva «non viene mai messa alla porta».

Negli anni scorsi si era poi impegnato nella politica del paese, facendo parte per un periodo del gruppo della lista civica “Progetto Comune”. Durante il servizio civile aveva poi conosciuto “Il Portico”, storica associazione di Dolo (Venezia) che si occupa di persone in difficoltà, di disagio sociale ed emarginazione. Il legame con l’associazione non si è mai sciolto, tanto che Filippo e Paola avevano scelto di festeggiare le loro nozze proprio in quel contesto.

«Filippo è sempre stato saggio e pacato» lo ricordano con affetto gli amici del paese con i quali ha condiviso infanzia e giovinezza «Una persona intelligente, riservato ma sempre disponibile. Quando eravamo giovani giocavamo a prenderlo in giro perché era sempre in ritardo. Anche quando le nostre vite hanno preso inevitabilmente strade diverse, abbiamo continuato a sentirci e a ritrovarci tutti insieme con le rispettive famiglie. È sempre stato un ottimista, anche e soprattutto dopo la scoperta della malattia. Non l’abbiamo mai sentito lamentarsi per gli ostacoli che la vita gli aveva messo davanti. Guardava sempre avanti, progettando il futuro. Stava già pensando di trascorrere le prossime vacanze al mare e di ristrutturare casa. Con lui perdiamo tutti una parte di noi ma allo stesso tempo in noi continuerà a vivere». —

Pubblicato su Il Mattino di Padova