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Cadavere del Po, ipotesi Andreea. Ma i tatuaggi non corrispondono

Le verifiche sulla compatibilità del corpo con la 27enne scomparsa ad Ancona al momento danno esito negativo

OCCHIOBELLO. Una nuova pista per dare un nome al corpo mutilato ritrovato lungo il Po. Un’ipotesi che, però, non trova conferme da fonti investigative. Per tutta la giornata di ieri al mistero di Occhiobello è stata associata la scomparsa di Andreea Rabciuc, ventisettenne di origini rumene sparita nei pressi di Ancona dopo una serata trascorsa a casa di amici e dopo una lite con il fidanzato.

La distanza dal luogo della scomparsa della ragazza e quello del ritrovamento è notevole. Ma alcuni dettagli coincidono: l’età attribuita al corpo rinvenuto in riva al Po (quello di una donna al massimo di 30 anni), la statura e i tempi della sua scomparsa (27 giorni fa).

Altri però sembrano aver fatto tramontare l’ipotesi: i tatuaggi di Andreea non sarebbero presenti nel corpo rinvenuto all’interno del borsone ritrovato nel rodigino. Intanto emergono nuovi dettagli. C’era, infatti, anche una maglia viola nel borsone che custodiva il cadavere della donna. Una maglia di tessuto con le paillettes.

L’autopsia, fatta nella giornata di martedì, ha intanto fornito alcune certezze: non molte, ma sufficienti a fare pulizia sulle ipotesi circolate in un primo momento con i nomi di Isabella Noventa e Samira El Attar, donne uccise per cui non sono mai stati recuperati i corpi.

Si tratta quindi di una giovane donna - età compresa tra i 25 e i 30 anni - di carnagione bianca, morta al massimo due settimane fa. In Polesine non ci sono casi di persone scomparse. O comunque non sono presenti denunce.

La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti, per omicidio volontario. Un impulso importante potrebbe arrivare dall’esame del Dna e dalla sua comparazione con tutti quelli censiti nelle banche dati delle forze dell’ordine.

Appunto, censiti: perché è tranquillamente possibile che la vittima possa essere una persona che mai ha avuto a che fare con la giustizia, che magari neppure si sa si trovasse nel nostro Paese. Le incognite, come detto, sono molte. Gli investigatori battono la pista del mondo della prostituzione, con giovani donne senza diritti che ancora oggi continuano a vivere in condizioni di sfruttamento.

A trovare la sacca, molto capiente, sono stati lunedì mattina due tecnici dell’Aipo (agenzia interregionale per il fiume Po). «La borsa» ha riferito il tecnico Aipo, Davide Martini «era strappata, mi sono avvicinato, ho visto la pelle e ho subito chiamato i carabinieri, arrivati dieci muniti dopo. La pelle era già diventata giallognola».

I primi esami medico legali hanno confermato che il corpo, trovato mutilato e privo della testa, è quello della giovane donna. Lo stato di conservazione dei resti chiusi nella sacca ha consentito al medico legale di stabilire che la data dell’omicidio risalirebbe ad un intervallo che va da una a tre settimane dalla data del ritrovamento.

A coordinare le indagini è la procura della Repubblica di Rovigo. Il fascicolo è stato assegnato al pubblico ministero Andrea Bigiarini. Il magistrato sta attendendo che sia ricavato il Dna della vittima, per incrociarlo con le banche dati delle forze dell’ordine, nella speranza che si trovi l’identità della donna. Sarà naturalmente cercata anche l’eventuale presenza di tracce di Dna differente, nell’ottica di intercettare l’assassino. L’area geografica in cui si svolgono gli accertamenti è compresa in tre regioni: Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. —

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Pubblicato su Il Mattino di Padova