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Incidente mortale a Cittadella, il pm chiede di processare il calciatore Christian D’Urso

L’accusa è di omicidio stradale: l’ex centrale del Citta aveva investito il pensionato Lino Simonetto a pochi passi dallo stadio. Secondo la procura manovra errata. Ma la difesa contesta: ha sbagliato il ciclista

CITTADELLA. Rischia di finire a processo per omicidio stradale il calciatore 24enne, originario di Rieti, Christian D’Urso, ex centrale del Citta (ora del Perugia), accusato di aver investito in pieno e ucciso il pensionato Lino Simonetto, 77 anni a due passi dallo stadio cittadellese. Il pubblico ministero Roberto Piccione ha chiesto il rinvio a giudizio: la decisione spetterà al gup Beatrice Alcaro nell’udienza fissata per il prossimo 28 aprile. L’atleta è difeso dall’avvocato Alessandro Racano del foro di Milano.

L’IMPUTATO NEGA L’ACCUSA

Sarà una difesa a tutto campo anche in aula: il legale, infatti, ha contestato punto su punto la ricostruzione della procura depositando un’articolata consulenza tecnica affidata all’ingegnere RiccarDo Falco che nega la responsabilità del calciatore. E, anzi, attribuirebbe una manovra imprudente alla vittima spiegando che, da parte dell’automobilista, quel contatto sarebbe stato inevitabile.

L’INCIDENTE

Il 23 aprile 2021, intorno alle 9.30, Lino Simonetto si stava dirigendo al bar dello stadio per bere un caffè e leggersi il giornale in sella alla sua bicicletta.

A 500 metri da casa, l’incidente mentre sta percorrendo via Angelo Gabrielli: all’incrocio con via Ca’ dai Pase, il pensionato avrebbe dovuto girare a destra. Ma da quest’ultima strada è sbucata la Volkswagen Tiguan guidata da D’Urso che aveva appena lasciato lo stadio, uscendo attraverso l’ingresso secondario.

Il centrale aveva svoltato a sinistra imboccando via Gabrielli: durante quella manovra si è verificato l’investimento del ciclista, finito a terra battendo il capo. Simonetto si era rialzato quasi subito: non sembrava grave anche se era stato trasferito in ospedale.

Fino alle 13 aveva risposto alle domande e appariva lucido ma era stato tenuto in osservazione. Poi la situazione era precipitata tanto da imporre il trasferimento nell’Azienda ospedaliera di Padova per un intervento. Dopo sei giorni di agonia, la morte.

L’INCHIESTA

Sul caso il pm Piccione aveva aperto un’inchiesta affidando una consulenza al tecnico Gianfranco Pellizzaro che ha concluso per la responsabilità del centrocampista granata (all’epoca del fatto).

Secondo l’esperto D’Urso avrebbe imboccato via Gabrielli affrontando “stretto” la curva e invadendo l’opposta corsia di marcia dove si trovava Simonetto. Il corpo dell’uomo è stato anche sottoposto all’autopsia che ha rilevato come fosse in salute. Ora la parola passa al giudice.

Il pensionato, che viveva in via Cesare Battisti, era conosciuto nell’ambiente del Cittadella Calcio: in occasione delle partite, svolgeva attività di volontariato. Inoltre con la moglie era emigrato in Svizzera, salvo nel 1973 rientrare a casa dove Angelo Gabrielli (patron dell’azienda siderurgica che ha poi comprato il Citta) lo chiamò e gli fece una proposta di lavoro. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova