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Ahmed annegato nel Brenta e prima di lui Henry e Mattia: «Fermiamo queste morti»

Il sindaco di Cadoneghe: zona da mettere in sicurezza. La mamma del 18enne: lo hanno istigato

PADOVA. Mattia, Henry, Ahmed. Tre giovanissimi padovani annegati nel giro di un anno. Tre famiglie straziate, ma anche una comunità profondamente colpita e ferita. Perché morire a 21 anni, a 18 o addirittura a 15 anni, è una realtà troppa dura da accettare.

E allora tanti dubbi, tanti interrogativi si fanno avanti. Sono quelli dei familiari per i quali il gesto volontario è inconcepibile. E sono quelli della comunità che si chiede se ci siano responsabilità altre, se queste morti potevano essere evitate e cosa dovrà essere fatto per scongiurarne di ulteriori. La morte di Ahmed ha riaperto ferite dolorose. In particolare quella della famiglia di Henry Amadasun, il diciottenne di genitori nigeriani sparito da Cadoneghe lo scorso settembre e trovato annegato nel Brenta, stesso posto di Ahmed.

LA FAMIGLIA DI HENRY

La madre di Henry, Clara, non ha mai creduto che suo figlio sia morto per un gesto volontario. Così come non ci crede quella di Ahmed. «Era un bravo ragazzo, gli amici gli volevano bene, era felice», dice oggi Clara.

Da allora non si dà pace, cercando di capire cosa sia successo. Tanto che la famiglia si è rivolta ad un legale. E sono i familiari a sollevare il dubbio che ad avere condotto al suicidio il ragazzo possa essere stata una «cattiva frequentazione».

«Quel pomeriggio», racconta Clara, «mio figlio era uscito per giocare a pallone con gli amici. Mi aveva chiesto dieci euro per mangiare una pizza con loro. Non avevo motivo di credere fosse infelice».

Henry si era quindi allontanato da casa in sella alla sua bici rossa. «Dopo un ultimo messaggio alle 17, non si è più fatto vivo, è sparito», continua la donna. A nulla è servito tentare di chiamarlo: «Capitava che mio figlio ignorasse le mie chiamate quando giocava a calcio, ma poi richiamava sempre».

Quella sera il telefono del figlio continuò a squillare a vuoto fino a quando, verso le 22.30, la preoccupazione della madre divenne incontenibile. «Si comportava bene, non faceva mai tardi senza avvisare», conclude trattenendo le lacrime.

E a quel punto furono chiamati i carabinieri, iniziarono le ricerche alle quali, nei due giorni successivi, contribuirono anche gli amici che trovarono, a notevole distanza l’uno dall’altro, sia la bicicletta rossa che il telefono.

Da quello stesso telefono era stato inviato, la sera della scomparsa, un ultimo messaggio di addio destinato agli amici. «Non me ne vogliate, non so se ci rivedremo ancora, vi voglio bene per sempre».

Poche parole, che poco dicevano dei motivi del gesto, per salutare un’ultima volta chi gli aveva voluto bene. Una dinamica che ricalca, sotto numerosi punti di vista, quella della morte del giovane Ahmed. Anche lui giovanissimo, appena 15enne, era uscito di casa inforcando la bici, come spesso faceva, per incontrarsi con gli amici.

Anche lui era un ragazzo apparentemente felice. E anche lui ha mandato un ultimo messaggio di addio senza spiegazioni chiare che giustificassero l'atto e a un amico in Francia aveva scritto “Ti voglio bene”.

Un congedo, alla luce di quello che poi è successo. Ma non ci sono solo i dubbi delle famiglie. Gli interrogativi interessano tutta la comunità.

LA COMUNITÀ

Il sindaco di Cadoneghe, Marco Schiesaro, era il 26 aprile sul posto del ritrovamento del corpo di Ahmed: «La passerella pedonale di Torre, con le zone limitrofe, va messa in sicurezza: non possiamo più accettare che giovani perdano la vita in quel punto. Servono più controlli su questa passerella se vogliamo evitare che la storia si ripeta ancora. Questo ritrovamento avviene esattamente 7 mesi dopo il rinvenimento, sempre in queste acque, in questo punto del fiume di Henry Amadasun».

Ancora: «C’erano delle telecamere vicino alla passerella ma erano state danneggiate dai vandali. C’è la necessità di una sorveglianza sovracomunale sulla passerella e su tutta la zona. Serve una rete di videosorveglianza che tenga sott’occhio anche le zone di accesso da entrambi i lati, quello di Cadoneghe e quello di Torre di Padova. Serve, inoltre, una barriera di protezione sul ponte. Quella zona, l’argine che collega Cadoneghe a Isola di Torre, è un’area frequentata da giovani e da famiglie di giorno, un’oasi di relax per cadoneghesi e padovani. Ma non è raro che, specialmente la sera e la notte, diventi ritrovo di compagnie poco raccomandabili. Ho parlato con i carabinieri di Cadoneghe della situazione, riferendo le segnalazioni giunte al riguardo, soprattutto nelle ultime ore, da parte dei cittadini. Ora occorre un’azione congiunta tra il comune di Cadoneghe e quello di Padova, per mettere in sicurezza definitivamente l’area e garantire il controllo del territorio a ogni ora del giorno».

IL CORDOGLIO DI PADOVA

La tragedia di Ahmed ha suscitato grande commozione in tutta la comunità padovana.

Per la città ha espresso il cordoglio il sindaco Sergio Giordani: «Siamo sconvolti e addolorati per questa giovane vita spezzata», ha detto il primo cittadino, «In attesa che le autorità chiariscano cosa è successo, va il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia».

Mobilitato anche il quartiere di Mortise, dove il quindicenne viveva.

Il consigliere comunale Alain Luciani, residente nel rione ha voluto ricordare Ahmed: «Era un ragazzo che vedevi passeggiare per il quartiere, vivace ma tranquillo».

Nei prossimi giorni la famiglia, insieme agli amici e ai compagni di scuola del ragazzo, potrebbero organizzare una fiaccolata in memoria del quindicenne.

Ha già confermato la partecipazione alla commemorazione il consigliere Luciani. «In questo momento i riflettori devono rimanere puntati sui giovani, perché cose simili non si devono più ripetere».

«Mi impegno da sempre per le comunità e i quartieri della periferia urbana», ha aggiunto, «perché è in quei luoghi che i ragazzi hanno bisogno del maggiore aiuto. Ho organizzato anche raccolte firme, ma molte delle mie iniziative sono rimaste inascoltate».

«La sicurezza delle nostre città non passa solo dall’impiego di forze dell’ordine nei centri urbani, ma anche da interventi per prevenire il degrado. Questo è particolarmente vero nelle zone di periferia, come nelle zone dei quartieri popolari, dove le persone vanno aiutate in modo concreto. Che siano italiani o stranieri. Non possiamo permetterci simili tragedie».

Il consigliere ha poi concluso, ribadendo la necessità di adottare delle misure di sicurezza per la passerella che unisce Padova a Cadoneghe: «Servono paratie a protezione del passaggio pedonale per rendere più difficili gesti estremi. La videosorveglianza è un deterrente ma non basta». —

I TRE RAGAZZI, UN UNICO DESTINO

Pubblicato su Il Mattino di Padova