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Ahmed, morto a 15 anni a Padova: quei 20 messaggi inviati e poi cancellati

L’ultimo è stato inoltrato all’ex fidanzatina poco prima di morire, fra le 23 e la mezzanotte.  Lo smartphone bloccato dalla password e danneggiato dalla pioggia

PADOVA. Sono una ventina i messaggi inviati all’ex fidanzatina dal pomeriggio dell’ultimo giorno di vita a qualche minuto prima di morire da Ahmed Jouider, il 15enne scomparso 12 giorni fa e trovato annegato nel fiume Brenta il 26 aprile. Messaggi che il ragazzino, prima di annegare, avrebbe cancellato dal suo smartphone Samsung per impedire a chiunque di leggere quello che aveva scritto o i contatti che aveva avuto.

Difficile controllare il contenuto di quel telefono anche per la polizia di Padova che sta indagando sul caso coordinata dal pm Andrea Girlando che ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio. A complicare l’accesso al cellulare, la password inserita dal ragazzino e la pioggia che ha danneggiato l’apparecchio recuperato da un passante sulla passerella pedonale che collega le due sponde del fiume tra il quartiere padovano di Mortise, dove viveva Ahmed, e la frazione di Torre di Cadoneghe. Ecco perché la procura ha affidato nei giorni scorsi un incarico al tecnico informatico Luigi Nicotera che ha anche il compito di “indagare” la memoria della playstation di Ahmed, di fatto un apparecchio elettronico che funziona come un computer e può accogliere o inviare “inviti” al gioco.

Ahmed aveva scritto pure un messaggio («vi voglio bene ragazzi») nella chat che aveva con compagni dell’oratorio della parrocchia di Cristo Risorto. Il tono era insolito quasi volesse esprimere una sorta di “addio” agli amici che avevano condiviso con lui tanti momenti. E lo aveva capito uno di loro pronto a rispondergli sorpreso: «Ahmed, cosa stai dicendo?».

Ma è soprattutto con la fidanzatina che il “dialogo” era stato costante in quell’ultimo giorno di vita, il 21 aprile. Con lei erano stati scambiati una ventina di messaggi in tutto (tra scritti, tre vocali e due fotografie). Messaggi iniziati nel pomeriggio per completarsi intorno alle 22.50 poco prima della morte. Una morte che – secondo quanto emerso dall’autopsia eseguita sul corpo del quindicenne dal professor Andrea Porzionato dell’Università di Padova – si colloca fra le ore 23 e la mezzanotte di quel 21 aprile.

Da chiarire è come Ahmed abbia fatto a chattare in rete: non aveva un piano internet nel suo smartphone e doveva collegarsi a qualche wifi. Non sembrano esserci dubbi sul gesto estremo compiuto dal ragazzino che, nell’ultimo mese, non aveva più un buon rendimento a scuola e aveva raccontato varie bugie. Resta da capire se dietro al suicidio ci sia “il suggerimento” di qualcuno.

Pubblicato su Il Mattino di Padova