• Home
  •  > Notizie
  •  > Ancora senza nome dopo 45 giorni la donna mutilata trovata lungo il Po

Ancora senza nome dopo 45 giorni la donna mutilata trovata lungo il Po

Ora i carabinieri hanno esteso le ricerche all’estero.  Analisi del Dna: attesa per possibili tracce dell’assassino

OCCHIOBELLO. Quarantacinque giorni dopo, il corpo mutilato di una donna senza testa e senza nome è ancora rinchiuso in una cella frigorifera della Medicina legale di Rovigo. Il mistero del Polesine è ben lontano da una soluzione. Nessuno ha recriminato l’assenza di questa persona dal giorno del ritrovamento sull’argine del fiume Po in secca, il 4 aprile scorso a Occhiobello.

Nessuna denuncia, nessuno che segnala, nessuna traccia. La donna uccisa e fatta a pezzi è un fantasma, almeno in Italia. Ecco perché i carabinieri di Rovigo stanno guardando oltre i confini, all’estero. In attesa che dal laboratorio del Ris di Parma arrivino informazioni sull’analisi del Dna.

Corpo mutilato

Il cadavere è senza testa, mutilato in varie parti, arti compresi. La donna, dopo essere stata uccisa, è stata sistemata nella sacca in posizione fetale e successivamente avvolta nel cellophane sigillato con il nastro da pacchi. Il corpo decapitato, esaminato due giorni dopo il ritrovamento dal medico legale Lorenzo Marinelli dell’Università di Ferrara, misura 1 metro e 45 centimetri. Era nuda questa donna uccisa e buttata via come un sacco della spazzatura. Dopo averla sistemata dentro il borsone, l’assassino ci ha infilato dentro anche alcuni dei vestiti che indossava: una camicetta, un maglioncino i jeans. La conformazione della cassa toracica ha consentito al medico legale di dire con certezza che si trattava di una vittima di sesso femminile.

L’indentikit

Gli investigatori dell’Arma, sotto la regia del comandante provinciale Emilio Mazza, hanno inquadrato quello che è l’identikit della donna uccisa: una giovane di età compresa tra i 25 e i 30 anni, caucasica, morta al massimo due settimane prima del ritrovamento, quindi da metà marzo in poi. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti, per omicidio volontario.

L’indagine

Gli investigatori, pochi giorni dopo il ritrovamento, una volta intuito l’andazzo, avevano anche diffuso le foto dei vestiti: il paio di jeans, la camicia caftano blu con fiori rossi e verdi e la blusa viola a brandelli. Speravano che qualcuno li riconoscesse, confidavano in qualche segnalazione. Un paio di contatti ci sono stati ma nulla di concreto. Ancora nulla di nulla.

Allora adesso i carabinieri hanno allargato le ricerche oltre i confini nazionali: stanno spulciando tra le donne scomparse all’estero, tra Francia, Austria e Romania. I sospetti che sia un omicidio maturato nel mondo sommerso della prostituzione, ci sono. Donne senza documenti sfruttate con questo ricatto, donne tenute in schiavitù, sfruttate e sottopagate con la promessa di una libertà che non arriverà mai. Una morte così cruenta, con la decapitazione del corpo, potrebbe essere frutto dell’impeto punitivo di fronte a una qualsiasi forma di ribellione. L’esito dell’esame del Dna sarà utile anche in questo senso, per verificare se sul borsone o sul nastro adesivo sono rimaste tracce che possano portare all’assassino.

Pista cinese

Ma c’è anche un’altra pista e porta dritta nella comunità cinese, quella più chiusa e più refrattaria a comunicare. L’assenza di soffiate rivela lo spirito omertoso che permea il contesto in cui è maturato questo delitto.

Tuttavia, il colonnello Mazza ha prestato servizio per ben cinque anni a Prato, dove c’è una delle comunità cinesi più numerose d’Italia. Lì tanti affari, ma nessuno spargimento di sangue. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova