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Tragedia a San Giorgio delle Pertiche: «Travolta per la distrazione dell’autista». Il compagno chiede giustizia per Erika

Venerdì l’autopsia sulla salma della 54enne. La famiglia si appella al possibile testimone. Il funerale sarà celebrato a Cavino

 

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE. La famiglia di Erika Fantinato, 54 anni, chiede sia fatta chiarezza sull’incidente di mercoledì mattina in via Brenta, in cui la donna ha perso la vita, investita e uccisa da un furgone mentre faceva jogging. «Voglio che sia chiarita la dinamica, troppi dubbi mi attanagliano», dichiara Roberto, il compagno della vittima. «Lei non c’è più e non posso farla tornare, però voglio sapere se questa tragedia si poteva evitare».

A fare piena luce sul punto d’impatto ancora incerto, se Erika sia stata colpita dal furgone dietro o lateralmente, sarà l’autopsia eseguita oggi, venerdì. Ma il compagno di Erika è sicuro che sia stata colpita da dietro.

«Erika non aveva intenzione di attraversare via Brenta come hanno affermato gli investitori, perché si era già spostata sulla destra per imboccare la strada che l’avrebbe portata in centro a Cavino», puntualizza Roberto.

«Là c’è stata una distrazione di chi guidava il furgone. Sembra ci sia un testimone che dice che i due sul mezzo stavano fumando e avevano il cellulare in mano, bisogna verificare. Alla fine, purtroppo, lì c’erano solo i due del furgone, la loro versione è l’unica ma resto convinto che l’hanno colpita da dietro andando a prenderla sul ciglio, sulla strada non c’è nessun segno di frenata».

«Erika era solita correre sul ciglio erboso largo ben 50 centimetri e sono andati a colpirla lì. In quel punto c’è una semicurva e quando rientri la persona la vedi. E se c’è buio hai i fari. Insisto, loro erano distratti e l’hanno colpita da dietro perché c’erano i capelli sul parabrezza sfondato. Se colpita lateralmente ci sarebbe stato del sangue. L’omicidio colposo ci sta perché potevano evitarla sicuramente». La Procura di Padova, non a caso, attraverso il pm Emma Ferrero ha aperto un fascicolo per omicidio stradale, indagando il conducente del camioncino, B.S.C., romeno di 34 anni.

Purtroppo per un lunghissimo tratto la provinciale via Brenta è priva di attraversamento pedonale. Non ci sono nemmeno la ciclabile e la pubblica illuminazione. «Su quella strada c’è un limite di 70, ma si possono adottare ulteriori accorgimenti» afferma ancora Roberto «installare dossi e telecamere, sarebbero state utilissimi. È necessario che qualcosa si faccia perché non ci siano altre vittime, mi appello a chi può intervenire».

Alla corsetta mattutina, fatta prima di andare al lavoro, Erika non avrebbe mai rinunciato. Roberto aveva cercato di farle almeno cambiare orario: «Le dicevo: “vai più tardi, è scuro”. Erika non c’è più, non c’è più una parte della mia vita. Ora c’è solo tanto dolore».

Roberto ed Erika si erano conosciuti 10 anni fa lavorando nella stessa ditta di Vigodarzere. Sette anni fa decisero di convivere ed Erika aveva portato con se Jenny e Aurora, le figlie di un matrimonio fallito. Con Roberto era riuscita a ricreare una famiglia e a ritrovare la serenità. «Eravamo insieme da 7 anni, 24 ore su 24. Erika era una persona splendida, sempre altruista, amante dei fiori e della natura», il ricordo di Roberto. «Avevamo trovato la strada giusta per il lavoro, la famiglia. Avevamo costruito tutto per noi, avevamo preso casa per noi, per formare una famiglia. Continuerò da solo, è dura ma con l’aiuto delle figlie ci riusciremo. Le ragazze rimarranno con me, io sono il padre, colui che la ha cresciute. Ci faremo forza insieme».

Forse venerdì si saprà se può essere deciso il funerale. Verrà celebrato a Cavino, dove Erika ha vissuto gli ultimi due anni. «Riteniamo che sia giusto così, però desidero che venga sepolta al Terraglione perché ci sono parenti e amici e il cimitero è davanti all’azienda dove lavoro e un saluto posso darglielo ogni giorno». —

Pubblicato su Il Mattino di Padova