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Parla la sorella: «Mauro se la sentiva che sarebbe morto»

Il caso del giovane ucciso dal carabiniere in provincia di Padova. «Quel giorno era strano, 15’ prima dell’arrivo dell’ambulanza mi disse: non è più il tempo di pregare». In serata fiaccolata con familiari e amici

SANT’URBANO. «Mauro se la sentiva che sarebbe capitato qualcosa da lì a poco». Elena Guerra, mercoledì mattina, aveva parlato con il fratello Mauro un quarto d’ora prima dell’arrivo di carabinieri e ambulanza.

Mauro era sempre stato un ragazzo enigmatico, difficile da interpretare, ma quella mattina nei suoi occhi e nelle sue parole era forte il senso di inquietudine: «Non aveva occhi da pazzo, sia chiaro, ma il suo sguardo era deciso. Vedevo che era particolarmente strano, tanto che sono arrivata a chiedergli se avesse voglia di pregare. “Non è più il tempo di pregare”, mi ha risposto. Era come se se la sentisse, come se avesse la chiara percezione di essere arrivato alla fine».

Sono momenti difficile da ricordare per Elena, che però aggiunge: «Mauro pareva diverso. Era bellissimo: magro, affascinante, curato. Non l’ho mai visto così in tanti anni. È una sensazione difficile da descrivere. È un po’ quello che capita quando una persona sta per morire: si dice spesso che nell’attimo prima, si diventa quasi più belli e solari».

La stessa famiglia Guerra non si spiega la cancellazione di tutti i profili Facebook del trentatreenne, così come delle conversazioni avute nei giorni precedenti con i parenti più stretti. Anche questi sono piccoli segnali che Mauro aveva voluto disseminare, in previsione di chissà quale iniziativa o nel sentore di chissà quale dramma.

Intanto per domenica sera gli amici di Mauro hanno deciso di organizzare una fiaccolata in memoria del giovane. Il ritrovo è fissato per le 21.30, davanti all’abitazione di via Roma 36. Il corteo di partecipanti proseguirà poi su via Roma, passando per la chiesa e il centro di Carmignano, per arrivare quindi nel luogo in cui Mauro ha perso la vita.

«Avremo tutti una fiaccola, poi sul campo in cui mio fratello è morto libereremo delle lanterne in cielo» annuncia la sorella «Avevamo fatto lo stesso nel giorno della sua laurea, l’anno scorso, perché a Mauro piacevano veramente tanto quelle lanterne libere di volare. In qualche modo ritorneremo a quei giorni felici».

Per volontà della famiglia e degli amici, la marcia di domenica sera sarà semplice e sobria, senza particolari inni e senza alcuna volontà di fomentare rabbia. È probabile che la manifestazione vedrà la partecipazione di decine e decine di persone. Lunedì mattina, infine, dovrebbe arrivare dalla Procura di Rovigo il via libera per celebrare il funerale della giovane vittima, sulla cui salma è stata effettuata venerdì sera l’autopsia: «Stiamo pensando a come dare il miglior saluto a Mauro» continua ancora Elena. «I miei genitori vorrebbero che la celebrazione fosse allietata da canti gioiosi. Vorremmo che fosse suonata la canzone “Angeli” di Vasco Rossi. Mauro non era assolutamente un appassionato di Vasco, ma una decina di giorni fa nella sua pagina Facebook aveva postato questa canzone, dicendo di esserne stato particolarmente colpito».

Quel post è diventato dunque un piccolo testamento, che riecheggerà anche nel giorno dell’addio. La famiglia Guerra non vuole più ritornare sull’accaduto, sicura che la vicenda sarà chiarita dalla magistratura. Elena affida solo un ultimo pensiero su quel maledetto mercoledì pomeriggio: «Non c’erano solo due carabinieri durante quella rincorsa e poi nel corso dell’aggressione. Erano in tanti, forse più di dieci». Il quesito, non pronunciato ma chiaramente avanzato dalla donna, è quello che in molti si pongono: sparare era veramente l’unica alternativa?

Pubblicato su Il Mattino di Padova