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Il Tso deciso dopo l’«Editto di Satana»

Guerra mercoledì mattina aveva portato un delirante manoscritto ai carabinieri. Il maresciallo che ha sparato è indagato per omicidio

SANT’URBANO. Il maresciallo Marco Pegoraro, 40 anni, comandante della stazione dei carabinieri di Carmignano di Sant’Urbano, è stato indagato per omicidio colposo. Lo stesso reato che si contesta a chi, alla guida di un’auto, travolge e uccide un pedone. Lo stesso che commette un medico quando muore un paziente in sala operatoria. È quanto gli addebita la procura di Rovigo dopo che con un colpo di pistola ha ucciso il trentatreenne Mauro Guerra durante un trattamento sanitario obbligatorio. I carabinieri del Nucleo investigativo di Padova hanno ricostruito le ultime ore di vita del giovane, ormai schiavo di un disagio psichico che non gli lasciava scampo. Proprio mercoledì mattina, prima di perdere completamente il controllo, Guerra si era presentato nella caserma dei carabinieri di Carmignano e aveva consegnato loro “l’Editto di Satana”, uno scritto delirante che ha messo tutti in allarme. È questo il contesto in cui è maturata la tragedia che ora scuote Padova e la sua provincia, dove un sottufficiale dell’Arma ha ucciso un giovane che stava riempendo di botte un altro carabiniere. Non ci sono vincitori o vinti in questa drammatica vicenda. C’è una famiglia che piange un figlio malato. C’è un’istituzione secolare che sta facendo di tutto per dimostrare la corretta applicazione della procedura. E c’è un paese che non ha più fiducia nelle divise.

Fuori controllo fin dal mattino

Da giorni le notizie che giungevano in caserma sul conto di Mauro Guerra erano allarmanti. Il giovane laureato in Economia con il pallino del body building stava attraversando un periodo piuttosto duro dal punto di vista psicologico. Una serie di vicissitudini (principalmente lavoro e amore) avevano compromesso il suo equilibrio. E questa era cosa nota, perlomeno nel paesino di 2 mila abitanti. Più di qualcuno, negli ultimi giorni, aveva suonato al campanello della caserma per segnalare comportamenti strani. Una famiglia ha denunciato ai carabinieri di averlo visto nascosto dietro una siepe del giardino. Un compagno di palestra ha riferito di aver preso una sberla senza motivo. Gli stessi genitori hanno confermato il momento decisamente complicato. La visita in caserma di mercoledì mattina ha alzato il livello di attenzione da parte dei militari. Mauro Guerra, carabiniere in forza al Tuscania durante il servizio militare, ha consegnato loro un papello delirante in cui parlava di Dio e del diavolo, di Ezechiele e del destino del mondo. Sembrava fuori controllo e per questo, dopo qualche ora, due pattuglie si sono presentate nella sua abitazione di via Roma.

Il tentativo di cattura

Erano circa le 12 e Mauro si trovava a casa con il papà e il fratellino minore. Teneva in mano il manubrio in acciaio di un bilanciere da palestra (del peso di 10 chili) e lo sbatteva a terra talmente forte da riuscire a piegarlo. I militari hanno percepito quello che in gergo definiscono “pericolo per la pubblica incolumità”. A quel punto ha preso il via la delicata trattativa per caricarlo a bordo dell’ambulanza e accompagnarlo in ospedale per il trattamento sanitario obbligatorio. Dopo uno sfogo durato circa 40 minuti Mauro, che indossava solo un paio di mutande, ha finto di accettare il ricovero. Poco prima di salire sulla barella, però, ha chiesto di andare in bagno e con un balzo atletico ha scavalcato la cancellata e iniziato a correre nel campo confinante. Una corsa di quasi 800 metri che solo Stefano Sarto, 47 anni, brigadiere del nucleo Radiomobile di Este, mezzofondista, è riuscito ad affrontare. Il militare ha tentato un primo placcaggio ma è stato respinto con un pugno in faccia. Nuova corsa, nuovo placcaggio, nuova colluttazione. La manetta agganciata ad un solo polso. Guerra, 100 chili per un metro e ottanta, è riuscito a buttare a terra il carabiniere. Gli è salito sopra e l’ha colpito più volte alla testa con le manette (o forse con un sasso). Il maresciallo Marco Pegoraro gli ha intimato l’alt, ha sparato prima due colpi in aria, poi uno su di lui. Il proiettile l’ha trafitto al fianco sinistro da parte a parte. Guerra si è fermato un attimo poi ha ricominciato a picchiare il militare ormai esanime. A quel punto l’hanno assalito in quattro e solo così sono riusciti a placarlo. Era ferito ma rispondeva alle domande. La situazione è precipitata poco dopo e il giovane è morto davanti a medici e infermieri che tentavano di rianimarlo.

e.ferro@mattinopadova.it

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Pubblicato su Il Mattino di Padova