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«Avevi muscoli e un cuore grande»

Il commosso ricordo degli amici di Mauro Guerra al funerale celebrato ieri a Carmignano di Sant’Urbano

SANT’URBANO. «Si muore solo quando si viene dimenticati». Mauro Guerra non verrà dimenticato facilmente. Per quanto accaduto in quel tragico mercoledì, per la sua vita così piena di esperienze, per il grande affetto che amici e conoscenti gli hanno tributato, ancora una volta, ieri pomeriggio.

La piccola chiesa di Carmignano ha accolto l’ultimo saluto al trentatreenne che, la settimana scorsa, è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere. Un colpo mortale, esploso al termine di momenti concitati, cominciati con il tentativo di sottoporre Mauro ad un Tso e culminati con l’aggressione del ragazzo a un militare.

Ieri, come era prevedibile, in centinaia si sono radunati nella frazione di Sant’Urbano per rendere omaggio alla giovane vittima. Tutta Carmignano si è preparata per celebrare nel migliore dei modi l’addio al giovane. Davanti alla chiesa è stata sistemata una gigantografia di Mauro, accompagnata dalla frase «Ora che sei lassù allenati con gli angeli e disegna il Paradiso». Poco più in là un altro striscione, quello degli amici più vicini, con la frase forte «Si muore solo quando si viene dimenticati». E poi il «Ciao Mauro» sistemato davanti al cimitero, e le foto di due momenti spensierati di Mauro affisse all’ingresso della chiesa.

Molti dei presenti hanno indossato le magliette con i disegni e i motti creati da Mauro: da quelle della Gunnar Security a quelle con i volti di santi e icone mariane, passando per una t-shirt stampata per l’occasione, con il punto di domanda a forme di cuore simbolo della linea “War Progect” – pseudonimo di Mauro – e con la scritta «Yod, he, we, heeee!», antica formula ebraica rivisitata dallo stesso trentatreenne. La salma del giovane è stata accolta sul sagrato della chiesa dalla canzone “Gli Angeli” di Vasco Rossi e da un lungo silenzio prima di dare il via alla celebrazione.

«Siamo confusi e spaesati» ha affermato il parroco nell’omelia «Non è un caso che il funerale di Mauro si celebri nel giorno della Trasfigurazione di Nostro Signore. Lo smarrimento di oggi è lo stesso dei discepoli ed è qui che il Signore appare nella luce, perché la vera prospettiva della vita non è la morte, ma la resurrezione».

Il sacerdote ha quindi voluto evitare riflessioni sull’accaduto, lasciando presto spazio al toccante canto “Come una cerva anela”, ispirato al salmo 41 e denso di messaggi di speranza.

Al termine della celebrazione sono state lette alcune riflessioni scritte dallo stesso Mauro: «Scegliere la strada di Gesù è difficile. Appoggiarti a lui e seguire il suo esempio, è questa l’unica cosa da fare: portare la croce e accettare la volontà del Padre». Poi è stato il turno degli amici di sempre: «Di grande non avevi solo i muscoli, ma anche il cuore», è uno dei messaggi dedicati al compagno. Un altro amico, infine, ha dedicato a Mauro la canzone “Vita” di Lucio Dalla e Gianni Morandi. All’uscita del feretro un lungo applauso ha preceduto l’ultimo viaggio della salma, anche in questo caso accompagnato dalla musica di Vasco Rossi. Tra i presenti c’era anche il sindaco Augusto Sbicego, così come Arnaldo Cestaro, 76 anni di Agugliaro Veneto. Cestaro fu coinvolto nel blitz della polizia nella scuola Diaz di Genova, nel corso del G8 del 2001, che gli costò una serie di ferite in tutto il corpo. Un ricorso di Cestaro in merito a quei fatti, qualche mese fa, ha fatto condannare l’Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. «Mi sentivo in dovere di venire a salutare questo ragazzo, la cui vicenda non è così lontana dalla mia», è il pensiero lasciato dall’anziano vicentino.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova