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Addio a Benito Nonino, con l’azienda di famiglia ha rivoluzionato il mondo della grappa

È morto all’età di 90 anni nella sua casa a Percoto, solo poche ore prima aveva chiesto di essere portato nella sua amata distilleria. Il cordoglio di Fedriga: «È stato un imprenditore visionario»

PAVIA DI UDINE. Se n’è andato il capo. L’unico uomo di un’azienda familiare di tutte donne, la moglie Giannola, le figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta, la nipote Francesca. Benito Nonino è morto a 90 anni nelle prime ore di lunedì 8 luglio, nella sua casa di Percoto, dove era nato il 6 febbraio del 1934.

Nulla lasciava presagire una scomparsa così repentina, anche se le condizioni di salute dell’imprenditore erano precarie già da qualche tempo. La mattina di domenica 7 luglio l’aveva trascorsa con la figlia Antonella, aveva chiesto di fumare una sigaretta, di bere un goccio di grappa e di essere portato nella sua amata distilleria, lui che da un paio d’anni era costretto sulla sedia a rotelle.

Una decina di giorni fa aveva voluto partecipare a un evento Nonino al Caffè Sacher di Trieste e aveva assaggiato il suo dolce preferito, la torta Sacher viennese, di cui era goloso.

Benito Nonino rappresentava la quarta generazione di distillatori, dopo il bisnonno Orazio, fondatore dell’azienda nel 1897, il nonno Luigi e il padre Antonio, da cui raccolse, fin da bambino, la passione per la distillazione. Rimase orfano di padre durante la Seconda guerra mondiale e poi furono tempi durissimi, di privazioni e ricostruzione.

Fu sua madre Silvia a portare avanti, con determinazione, quella piccola azienda familiare friulana e il giovane Benito, che nel frattempo aveva studiato ragioneria al collegio a Udine e poi si era iscritto alla facoltà di Economia e commercio a Trieste, si immerse, anima e corpo, nell’attività. Nel 1954 fu sua l’idea della prima cantina d’invecchiamento della grappa. Nelle botti di vuisinar, il ciliegio selvatico della Valli del Natisone, Benito mise a dimora il prezioso distillato.

Poi l’incontro che gli cambiò la vita, quello con Giannola Bulfoni che, nel 1962, diventò sua moglie e compagna di una vita. Dall’unione sono nate le tre figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta che oggi guidano un’azienda conosciuta in tutto il mondo che oltre alla grappa ha allargato il business alla mixology, all’amaro e all’aperitivo. «Mio padre ha sempre voluto lavorare con gli alambicchi discontinui, in modo assolutamente artigianale - dice la figlia Antonella - , la qualità è sempre stato il focus per i miei genitori, hanno portato avanti questa rivoluzione in modo consapevole e ostinato».

Nel 1973 la svolta che proietta i Nonino fuori dai confini nazionali: la prima grappa da monovitigno Picolit, nell’ampolla soffiata che Benito scelse personalmente e che ancora oggi è la bottiglia di questa grappa, fiore all’occhiello della produzione.

Ma non furono subito rose e fiori: la prima produzione di monovitigno Picolit andò invenduta: progetto troppo innovativo per anni in cui il Friuli stava appena beneficiando, in ritardo rispetto al resto del Nord Italia, del boom economico degli anni Sessanta. I Nonino però non si arresero, andarono avanti convinti della bontà della loro scelta, tanto che quella grappa, così moderna e dirompente, è arrivata ai giorni nostri ed è un distillato prezioso, ambitissimo dagli appassionati del settore.

Nel 1975 un’altra pietra miliare per la famiglia. I Nonino, ricercando gli antichi vitigni autoctoni friulani per distillarne le vinacce, scoprono che la coltivazione dei più rappresentativi – quali Schioppettino, Pignolo e Tazzelenghe – è stata proibita dal Ministero dell’agricoltura dell’epoca. A essi si aggiunge la Ribolla gialla.

Il 29 novembre di quell’anno, con lo scopo di «stimolare, premiare e far ufficialmente riconoscere gli antichi vitigni autoctoni friulani» e preservare così la biodiversità del territorio, istituiscono il Premio Nonino “Risit d’Aur” e una borsa di studio da assegnare annualmente al miglior studio di carattere sia tecnico sia storico, relativo ai suddetti vitigni. Il Premio, oltre ad aver raggiunto il suo obiettivo originario di salvaguardare i vitigni autoctoni, nel 2025 festeggerà il mezzo secolo e in questi decenni ha anticipato ben 6 premi Nobel. Benito Nonino ha sempre incoraggiato l’organizzazione del Premio, finanziandolo ogni anno.

«In famiglia il grande appassionato di libri era proprio mio padre - racconta ancora Antonella - , leggeva sempre, amava i saggi storici. E poi Pasolini, Dario Fo e tanti altri scrittori d’avanguardia. Negli anni Cinquanta aveva conosciuto personalmente Ernest Hemingway, ospite nel palazzo della famiglia Kechler. Si erano incontrati sull’argine del torrente Torre, la fama di Hemingway era già grande e mio padre si fece fare una dedica sul romanzo che stava leggendo». Nel corso degli anni era diventato amico di intellettuali come padre Davide Maria Turoldo e, in tempi più recenti, del poeta Pier Luigi Cappello, con cui si intratteneva a parlare sempre in marilenghe. Francesco Tullio Altan, il noto fumettista e disegnatore satirico, gli aveva dedicato una graphic novel dal titolo “Ben, il quarto figlio di Noè”.

Tra le altre passioni di Benito Nonino il calcio, la canoa, la bicicletta e soprattutto il ballo. Era un provetto ballerino e in ogni occasione di festa non mancava mai una danza con Benito e Giannola al centro della pista. Era anche un profondo conoscitore del pane e dei dolci, in particolare quelli della Mitteleuropa, come la torta Sacher.

Numerosissime le attestazioni di cordoglio provenienti da tutta Italia e dall’estero per la scomparsa di Benito Nonino. Il capo se n’è andato, ma il suo lascito è in ottime mani, tutte di donne.

Poche ore dopo la notizia della scomparsa di Benito Nonino è arrivato il messaggio di cordoglio del governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. «Esprimo profondo cordoglio alla famiglia Nonino per la perdita dell’amato Benito. Per lunghi anni guida di una famiglia che ha saputo - con grande intuito imprenditoriale, genialità e determinazione - trasformare il mondo delle grappe e creare un prodotto di altissima qualità divenuto simbolo del nostro territorio e riconosciuto nel mondo. Ci lascia un grande innovatore».

Benito Nonino, prosegue Fedriga, «è stato un imprenditore visionario, capace di tramutare in progetti concreti e portare a compimento le idee sue e della sua famiglia. Un fulgido esempio di impegno, sacrificio, caparbietà e creatività nel lavoro e nell’impresa, principi e valori che incarnano l’orgoglio della nostra terra. Ha avuto anche il grande merito di saper unire i valori dell’attaccamento alla famiglia, del lavoro e dell’impresa a quelli della valorizzazione della cultura inventando e organizzando il Premio - riconosciuto a livello internazionale - che porta il nome della famiglia e che negli anni ha saputo individuare intellettuali di elevatissima caratura divenuti successivamente, in alcuni casi, premi Nobel portando così un enorme contributo anche al panorama culturale della nostra Regione».

Oggi la comunità regionale «perde un grande uomo, una figura di riferimento non solo dell’impresa e dell’economia, ma dell’intera società. In questo momento di dolore ci uniamo alla moglie Giannola e all’intera famiglia esprimendo la vicinanza dell’intera Regione Friuli Venezia Giulia».

«Solo i grandi imprenditori sono in grado di far diventare il loro nome un marchio di qualità e Benito Nonino è riuscito benissimo in questa impresa, contribuendo a far conoscere le eccellenze del Friuli in tutt’Italia e nel mondo». Con queste parole Mauro Bordin, presidente del Consiglio regionale Fvg, ha voluto rendere omaggio al fondatore dell’azienda produttrice di grappe scomparso ieri all’età di 90 anni, unendosi al lutto della famiglia e degli amici.

«La lunga storia imprenditoriale della famiglia Nonino - prosegue il presidente della massima Assemblea legislativa - è un esempio di passione e dedizione ai prodotti del territorio. E dimostra che, anche crescendo a livello di mercato globale, è possibile mantenere le radici saldamente legate al proprio luogo di origine, coinvolgendo i familiari nella conduzione dell’azienda generazione dopo generazione». «Va ricordato - conclude Bordin - anche il contributo che i Nonino continuano a offrire alla cultura attraverso il Premio da loro organizzato, che ormai da molti anni è un punto di riferimento a livello internazionale e raduna a Percoto personalità di altissima caratura intellettuale».

«Trasformando la grappa in un nobile e raffinato prodotto della nostra terra, e rendendola una delle nostre eccellenze, Benito Nonino ha certamente contribuito a portare il buon nome del Friuli nel mondo. Con la sua scomparsa perdiamo un grande imprenditore, esempio di passione e devozione verso la sua terra». Lo afferma in una nota il consigliere regionale Massimiliano Pozzo (Pd), esprimendo il cordoglio e le condoglianze del gruppo regionale del Partito democratico alla famiglia di Benito Nonino, scomparso ieri all’età di 90 anni. «Accanto al successo imprenditoriale, grazie a un lavoro e a una passione che ha coinvolto tutta la sua famiglia, Benito, insieme a sua moglie Giannola e alle figlie, ha lasciato un segno ulteriore anche nel mondo della cultura con il Premio Nonino che da anni rende il Friuli un crocevia di cultura, premiando scrittori che hanno poi ricevuto il Premio Nobel, del quale possiamo essere sicuramente orgogliosi».

«Genuino come la terra che lavorava e come il gusto della sua amata grappa, orgogliosamente resa celebre dalle sue capacità e da una tenacia che gli era propria. Il Friuli Venezia Giulia oggi ha perso uno dei suoi ambasciatori nel mondo». Con queste parole il consigliere regionale Mauro Di Bert, capogruppo di Fedriga presidente, traccia in una nota il ricordo di Benito Nonino, scomparso all’età di novant’anni. «Da sindaco - continua Di Bert - ho avuto il piacere di conoscere Benito Nonino e di apprezzarne le grandi qualità imprenditoriali, ma anche il suo legame con il territorio, molto forte, al pari di quello per la famiglia, per le sue donne, Giannola la compagna di tutta una vita, le figlie Cristina, Antonella ed Elisabetta, assieme alle quali ha portato il marchio Nonino ai massimi livelli internazionali».

«Prima di Benito Nonino la grappa era considerata un liquore da osteria. Lui, da raffinato artista, l’ha resa un prodotto ricercato, mantenendone la matrice genuina e pura. Basterebbe questo per spiegare quanto è stato grande Benito Nonino, orgoglioso vessillifero del Friuli Venezia Giulia». Per il gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, composto da Andrea Cabibbo, Roberto Novelli e Michele Lobianco, « Nonino è stato - come si legge in una nota - un pioniere dell’eccellenza culinaria, che trascende i confini della gastronomia e diventa elemento di cultura, storia e identità di un territorio e di un popolo. Ha saputo trasformare la classica piccola azienda di famiglia che produceva ’sgnapà in un brand famoso nel mondo». Secondo i consiglieri di Forza Italia «la grappa Nonino ha contribuito a mettere il Friuli Venezia Giulia sulla mappa geografica agli occhi del mondo e, in particolare, agli appassionati di buona cucina. Questo ha innescato un processo virtuoso anche sotto il profilo turistico e della conoscenza della nostra terra. Alla luce di queste considerazioni, porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia Nonino ed estendiamo un ringraziamento per la firma indelebile che ha saputo apporre».

Il capogruppo del Patto per l’autonomia-Civica Fvg Massimo Moretuzzo esprime in una nota, a nome del gruppo consiliare, il cordoglio per la morte dell’imprenditore friulano Benito Nonino. «Uomo genuino e tenace, con la moglie Giannola seppe trasformare l’azienda di famiglia in un marchio noto in tutto il mondo grazie all’impegno continuo verso l’eccellenza - sottolinea Moretuzzo -, i cui tratti distintivi sono stati la ricerca, l’innovazione, la professionalità e l’amore per la propria terra. Alla famiglia Nonino vanno le nostre più sentite condoglianze».

Il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, Furio Honsell, esprime in una nota, il cordoglio per la morte dell’imprenditore friulano Benito Nonino. «Esprimiamo profondo cordoglio per la scomparsa di Benito Nonino ed esprimiamo vicinanza alla famiglia. Benito Nonino è stato esemplare come imprenditore. Era un simbolo di quell’etica del lavoro e dell’intelligenza artigianale che ha reso il Friuli famoso nel mondo. È stato un privilegio conoscerlo».

Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori si stringe attorno a Giannola e alla famiglia Nonino tutta, con commozione e profondo affetto, nel giorno della scomparsa del caro Benito.

Simbolo dell’eccellenza friulana in tutto il mondo, Nonino, con la sua impresa, è una colonna portante del Consorzio, che riunisce una ventina fra i migliori ristoranti della regione, assieme vignaioli e “artigiani del gusto” che rappresentano la qualità della produzione food & wine del territorio. «In questo giorno così triste, a tutti noi di Fvg Via dei Sapori – racconta il presidente Walter Filiputti – piace ricordare Benito intento a distillare, dando indicazioni, col suo fare, a dritta e a manca, affinché tutto sia eseguito alla perfezione, lui che la grappa l’ha reinventata.

Ci piace ricordarlo per la sua grande passione per il ballo, la sua maniera di parlare schietta, diretta, divertente. Ci piace ricordarlo mentre affronta, alla fine di ogni Premio Nonino, l'enorme mandorlato da lui stesso procurato in quanto, da goloso, era un grande conoscitore di dolci. Ci piace ricordarlo con l'orgoglio negli occhi circondato dalla sua numerosissima e splendida famiglia.

Visto che la morte è ineluttabile – conclude Filiputti –, almeno la vita dobbiamo viverla intensamente con la gioia di fare il nostro lavoro e con gli affetti. Di tutto ciò a Benito nulla è mancato, anche se tutto se lo è conquistato».

Pubblicato su Il Mattino di Padova