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Sparò all’ex collaboratore patteggia cinque anni

Davide Baratto dovrà pagare anche 30 mila euro di risarcimento danni La vittima chiedeva i salari arretrati: colpito alla nuca con una vecchia pistola

CARTURA. Nove mesi fa aveva cercato di uccidere un suo ex collaboratore e ieri ha patteggiato per tentato omicidio cinque anni di reclusione e un risarcimento danni di 30 mila euro alla vittima. L’imputato è Davide Baratto, un artigiano di 32 anni che il 23 marzo scorso aveva sparato un colpo di pistola alla nuca di un suo ex collaboratore, Uber Marignati, 37 anni, anch’egli di Cartura. La sentenza è stata emessa ieri dal gup Margherita Brunello dopo la richiesta di patteggiamento da parte dell’imputato titolare della ditta “D.B. Tecnoimpianti” di Cartura. La difesa di Baratto ha dunque, scelto, per evitare il processo la strada del patteggiamento. In questo modo ha ottenuto lo sconto di un terzo della pena finale previsto dalla legge in caso di riti alternativi.

Durante le indagini dei carabinieri è emersa chiara la volontà dell’artigiano: quel 23 marzo voleva uccidere l’ex collaboratore. Così, dopo giorni di silenzio e di spiegazioni campate per aria (“Avevo paura”), lo ha confessato lui stesso davanti al pubblico ministero Vartan Giacomelli: «Sì è vero, volevo uccidere Marignati. Ero pieno di debiti». da qui l’accusa di tentato omicidio da parte del pm che ha chiuso l'inchiesta e firmato il provvedimento per il giudizio immediato a carico dell'artigiano titolare della ditta termoidraulica “D.B. Tecnoimpianti” che, dopo la confessione, aveva ottenuto gli arresti domiciliari.

Quel giorno Marignati si era presentato a casa di Baratto per sollecitare il pagamento di stipendi arretrati. Aveva raccontato la vittima, scampata alla morte per miracolo: «L'ho trovato davanti alla porta d'ingresso, era tranquillo, anche se mi sono accorto teneva sempre la mano sotto il giubbotto. Mi ha detto “Vieni pure dentro”... Mi sono girato... Ha tirato fuori una pistola e mi ha sparato alla nuca. “Stai fermo o ti ammazzo” continuava a ripetere... A un certo punto mi ha detto “Vai via prima che ti uccida”». Marignati era riuscito a rimettersi in sella alla sua bicicletta e a tornare a casa.

Baratto aveva ferito Marignati alla testa con una pistola Rast&Gasser calibro 8 in dotazione all'esercito austro ungarico nella prima guerra mondiale, un cimelio di famiglia. È stato a causa di quell'arma se l’uomo non è morto come ha confermato la consulenza tecnica del perito Gianfranco Pellizzaro: la pistola pur funzionante aveva un munizionamento Fiocchi calibro 7.65, un’ogiva di dimensione diversa e poco adatta a una Rast&Gasser calibro 8. Il che ha “generato” una minore potenza. In più il proiettile è stato esploso a una distanza massima di un metro e mezzo con un angolo di 29 gradi: ecco perché Marignati, ferito di spalle, ha riportato solo la frattura della scatola cranica, mentre il cervello non è stato sfiorato. «Se il proiettile avesse colpito perpendicolarmente poteva avere capacità letali» ha scritto il perito.

Pubblicato su Il Mattino di Padova