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Motocross, condannato il padre del bimbo ucciso durante la gara

Un anno di reclusione al genitore che era entrato nel circuito e aveva accanto il figlio di sette anni Pene minori ad altri responsabili della competizione. Assolto il pilota che perse il controllo della moto

MONTAGNANA. «Quel bimbo non doveva trovarsi in quel punto della pista e suo padre è stato il primo innesco di quella tragedia». La pubblica accusa, rappresentata dal pm Sergio Dini, ha ricostruito le responsabilità dell’incidente costato la vita al piccolo Massimiliano Cogo, morto a sette anni d’età il 2 giugno del 2012 nel crossodromo del Palù a Montagnana, travolto da una motocicletta durante una gara a cui partecipava il fratello. Proprio per cooperazione in omicidio colposo è stato condannato a un anno di reclusione il papà del bimbo, Ruggero Cogo (difeso dall’avvocato Gianluca Alifuoco). A vario titolo per lo stesso reato sono poi stati condannati a 6 mesi il direttore di gara Enzo Giuseppe Cracco, di Brogliano nel Vicentino (difensore l’avvocato Giuliano Tiribilli), a 8 mesi ciascuno Mauro Pomaro di Ospedaletto Euganeo e Lucindo De Vecchi di San Giovanni Lupatoto, incaricati della sorveglianza (entrambi difesi dall’avvocato Alessandro Osetto); a 10 mesi Giuseppe Parise di Sandrigo (avvocati Cristiana Giovagnoni e Anna Fantin) che accompagnava i Cogo. Assolti invece, perché il fatto non costituisce reato, il monselicenseCarlo Veronese, ovvero il motociclista che investì il bambino (avvocati Andrea Formenton e Maria Elisa Giarin) e per non aver commesso il fatto, il presidente del Motoclub di Montagnana Francesco Loro (difeso da Tiribilli e dal collega Mirko Arena). Parise, Pomaro, De Vecchi e Cracco devono risarcire con 140 mila euro (assieme alla responsabile civile Unipol Sai), i famigliari del piccolo. L’accusa aveva chiesto cinque condanne e due assoluzioni. Il giudice, pur abbassando le pene richieste, ha mantenuto l’impianto accusatorio della Procura.

«È una sentenza che ci sorprende» ha commentato fuori dall’aula l’avvocato Alifuoco, legale del padre del bimbo «Faremo sicuramente appello. Qualcosa non torna nella ricostruzione, visto che è stato Parise a portare all’interno del circuito il bimbo. Questo in base anche delle testimonianze portate dalla Procura».

L’incidente era accaduto nel circuito del Palù, gestito dal Moto Club del Montagnanese, dove si stava svolgendo una competizione dalla Lega Motociclismo Asd. Vi partecipavano 155 atleti impegnati per le categorie amatori, quad, minicross ed epoca. Tra loro Carlo Veronese, in sella a una Honda Crf 250. Lui stava lottando per la nona posizione. Ed è proprio nella foga per un testa a testa con un avversario che, arrivato alla rampa finale, alla vista della bandiera a scacchi, ha accelerato. L’Honda si è impennata finendo contro il bimbo che era in una zona vietata. Per questo Veronese non ha alcuna responsabilità.

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Pubblicato su Il Mattino di Padova