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Lutto al Bo: addio Valentina D’Urso, psicologa delle emozioni

La docente aveva 71 anni. Numerose le sue pubblicazioni dedicate alle conseguenze psicosomatiche. Previsto l'omaggio dell’alzabara al Bo

PADOVA. E’ morta Valentina d’Urso, docente di psicologia generale all’Università di Padova. Scrutatrice di anime, aveva il dono della parola, dominava una cultura che la rendeva affascinante, ogni contatto con questa intellettuale siciliana, trapiantata da molti anni a Padova, ti faceva sentire più ricco, creava un contatto profondo e consolatore, metteva in valore ciò per cui vale la pena vivere.

Valentina D’Urso, nata a Catania nel 1943, si era laureata in psicologia a Lovanio in Belgio e in filosofia a Catania, aveva anche conseguito un master all’Università di Berkeley. Ricordo di lei un libro bellissimo «Otello e la Mela» in cui spiega i meccanismi della gelosia e dell’invidia, le emozioni possenti che provocano la sofferenza con forti impulsi all’autodistruzione.

La D’Urso ha firmato alcuni articoli per il nostro giornale su emozioni, rapporti interpersonali, situazioni di lavoro, la quotidianità che crea soddisfazione, gioia o alienazione e depressione, che regala euforia o spacca il cuore. Una consulenza che lei concedeva con gentilezza da docente o da scienziato.

L’ultimo contatto con Valentina D’Urso è di qualche mese fa. Voleva in quella occasione ringraziare attraverso il giornale l’équipe di medici che la stava curando e nello stesso tempo denunciare il cantiere che faceva rintronare la testa a persone malate.

«Perché, come stai? Come mai sei in ospedale?», le dissi. «Ho un cancro allo stomaco, ma spero di cavarmela anche questa volta». Una decina di anni fa la D’Urso, dopo una vacanza in Svezia, si trovava a Ischia a prendere il sole. «Sentivo le campane che suonavano mezzogiorno – aveva raccontato – quando mi accorsi che non riuscivo più a muovere le gambe». Era stata colta da un ictus al midollo spinale che l’aveva temporaneamente paralizzata. Non so come e in virtù di quale forza d’animo era riuscita a tornare a Padova con i mezzi pubblici. La malattia le aveva tolto forza, aveva dovuto rinunciare a sciare, ma riusciva tuttavia a superare le quattro rampe di scale che portavano al suo appartamento.

Quello che impressionava in Valentina, assolutamente laica tanto da congedare con ferma gentilezza il parroco di San Nicolò che veniva a benedire le case, era il coraggio di fronte alla malattia, alla sofferenza, alla morte, la grande dignità umana. Nello stesso tempo era capace di partecipazione, di comprensione dei grandi mali che affliggono la gente immersa nella competizione del lavoro o angustiata da problemi di sopravvivenza, con il tappeto del benessere strappato da sotto i piedi da una crisi lacerante. Nei suoi lavori ad una precisione scientifica, ad un’accuratezza di ricerca, univa lo slancio creativo della fantasia e il dono di una prosa trasparente ma intensa. Tra le pubblicazioni ricordiamo “Introduzione alla psicologia delle emozioni” (con R.Trentin, Laterza 1998); “Esperimenti di psicologia”, “Arrabbiarsi” (Il Mulino 2001). Per Einaudi ha pubblicato Psicologioa generale (con M.R. Baroni 2004-2012). Oggi l’Università deciderà il giorno dell’alzabara al Bo.

Pubblicato su Il Mattino di Padova