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Travolta a Londra: la morte di Fede scatena le polemiche

La ventiseienne di Rustega è la terza ciclista falciata da un camion nel giro di una settimana, la stampa inglese si scatena. Mazzo di fiori sul posto dove è morta

CAMPOSAMPIERO. «Ho perso una sorella». Fiori, messaggi, biglietti, cuori: Federica Baldassa lascia un vuoto tremendo nella comunità che si era creata in poco più di un anno di permanenza a Londra. Amici, colleghi, persone che la stimavano e si erano legate a lei, ora la piangono. E anche i giornali londinesi tratteggiano il dinamismo e la voglia di vivere della 26enne di Rustega, travolta da un camion venerdì alle 21.20 in Bloomsbury Square.

La giovane era in sella alla sua bicicletta, è finita schiacciata sotto le ruote di un camion che stava andando a fare delle consegne. Da quel che è emerso dalle indagini di Scotland Yard, Federica è morta all’istante, per lei non c’è stato nulla da fare. È la terza ciclista a rimanere uccisa, in appena 18 giorni, sulle strade della capitale inglese.

Nell’incidente si sono infranti i sogni di una giovane che aveva saputo trovare la sua strada in terra britannica, lavorando in uno showroom di Notting Hill come fashion buyer per la nota stilista Vivienne Westwood e per Rossimoda; nei fine settimana era impegnata come runner, un ponte tra cucina e camerieri, al Riding House Café. La sua migliore amica, Nadia Saccardi, la descrive come la ragazza «più divertente, bella, dolce, gentile» che le fosse mai capitato di incontrare. «Federica è stata come una sorella per me, ho perso mia sorella». Federica che «amava vivere a Londra ed era venuta per seguire il suo sogno, quello di lavorare nel settore della moda. Amava la vita, amava questa vita, era davvero felice». E poi correva, sempre, sulla sua bici: «Era una ciclista davvero appassionata, le piaceva essere attiva, condurre uno stile di vita sano, aveva una coscienza sensibile ai temi dell’ambiente, della natura». Uno spirito green, «andava ovunque in bici».

Un carattere espansivo, aperto: «Federica era bella, si faceva voler bene dalla gente, faceva amicizia con chiunque, ovunque andasse». Nei giorni scorsi Nadia ha parlato con la famiglia di Federica, mamma, papà e il fratello Filippo: «Erano così legati». Nei reportage della cronaca inglese viene raccolta anche la testimonianza di Nadia Nonnis, 24 anni, responsabile del ristorante che si affaccia sulla strada teatro della tragedia: «È stato orribile, siamo corsi a vedere se potevamo aiutarla, i soccorsi sono intervenuti subito. Era chiaro che la ragazza era grave. Siamo un ristorante italiano, perciò ci dispiace ancora di più, il nostro pensiero è andato alla sua famiglia. Questa zona è davvero pericolosa per i ciclisti».

Federica aveva progettato anche un viaggio verso Mosca, ne aveva parlato con l’amica Nadia, avevano presentato la domanda per i rispettivi visti. «Guardava al futuro con speranza, con tanta speranza, e ora non c’è più».

Intanto è polemica sull’insicurezza di chi corre in bici a Londra: il 4% del traffico è rappresentato dagli autocarri, che però causano il 50% delle morti di ciclisti. La dinamica dell’incidente è ancora allo studio di Scotland Yard, che insiste a cercare testimoni, diffondendo il numero a cui chiamare (020 8991 9555).

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Pubblicato su Il Mattino di Padova