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Quando anche Frank Vendenbroucke fu trovato morto in hotel

Cinque anni dopo la morte di Pantani, moriva Frank Vendenbroucke, belga, sicuramente campione. Aveva un pessimo carattere e questo - insieme al fatto di avere più classe di tantissimi altri - gli...

Cinque anni dopo la morte di Pantani, moriva Frank Vendenbroucke, belga, sicuramente campione. Aveva un pessimo carattere e questo - insieme al fatto di avere più classe di tantissimi altri - gli aveva procurato un pesante isolamento all’interno del circo del ciclismo. Prima di essere trovato cadavere il 12 ottobre 2009, a 34 anni, in una camera d’albergo a Saly, località balneare del Senegal a 70 km da Dakar (ufficialmente embolia polmonare, ma sospetto fondato di droga), aveva purtroppo già tentato il suicidio in Italia, nel 2007. Si disse che c’entrasse anche la separazione dalla bellissima moglie Sarah, la quale avrebbe poi raccontato la sua vita con Frank tra anfetamine, doping e cocaina, depressioni e altro. Due anni prima della propria morte, in giugno, aveva tentato di risolvere l’interrogativo che si era fatto esplicitamente su di sè («Quando riuscirò a trovare pace?»), tentando il suicidio nel primo pomeriggio di del 7 giugno a Vermezzo (Milano), ingerendo pastiglie e provando a tagliarsi le vene: ad accorrere in tempo era stato il nipote di Palmiro Masciarelli, team manager della Acqua & Sapone. Vandenbroucke era stato ricoverato, non in pericolo di vita ma pur sempre in prognosi riservata, all’ ospedale Fornaroli di Magenta. Due anni dopo, il suo disegno sarebbe arrivato a compimento, dandogli forse la pace cercata.

La sua dannazione era cominciata ancor prima di Pantani, che certo era stato un forte dilettante ma non “devastante” come il belga. Ragazzo prodigio di un ciclismo, quello delle Terre del Nord, che ha tradizioni solide, aveva vinto cinquantatre gare in carriera, tra le quali spiccava la Liegi-Bastogne-Liegi del 1999. Ma il suo crollo era stato vertiginoso e il sospetto che fosse passato dall’aiutarsi a vincere all’aiutarsi a vivere è più che fondato.

Prima di tutto i problemi con la giustizia, fino alle manette nel febbraio 2002 con le quali fu prelevato da casa per traffico di sostanze dopanti (fra cui Epo e morfina). Quindi la depressione, il ritorno sotto falso nome tra gli amatori in provincia di Pavia (dove risiedeva con la moglie Sarah e la figlia Margot, che alla morte del papà aveva 7 anni) e l’ ingaggio disperato con l’ Acqua & Sapone, quindi con la Mitsubishi e infine con la Cinelli. (a.f.)

Pubblicato su Il Mattino di Padova