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Fidanzati uccisi a Pordenone, caccia a un'Audi con due a bordo

Un testimone avrebbe segnalato di aver visto un uomo e una donna allontanarsi a tutta velocità su un’Audi scura dopo gli spari

PORDENONE. E’ sulla storia personale di Trifone Ragone e Teresa Costanza e sugli ambienti frequentati dal “periodo milanese” a oggi che si concentrano le indagini dei carabinieri, che non trascurano, tuttavia, le piste del corteggiatore o della corteggiatrice delusa in locali notturni, della malavita organizzata, di un traffico di anabolizzanti di cui potrebbero essere stati scomodi testimoni, di gelosie o sgarbi in ambito lavorativo. Quattro giorni dopo il delitto gli inquirenti contano su un teste chiave, che finora non si è presentato, e sulle «attività tecniche» autorizzate dalla Procura a tutto campo.

A questo punto matura pure l’ipotesi che una eventuale soluzione del caso sfoci in un ipotetico processo «di carattere indiziario». Dall’autopsia sulle salme della coppia, durata sette ore e mezza, sono venute solo conferme sulla ricostruzione del delitto.

Relazioni sociali. «L’analisi della rete delle relazioni sociali potrebbe dare alcune indicazioni», ha ribadito il procuratore Marco Martani. Sul punto, un episodio è al vaglio dei carabinieri. E’ il 4 dicembre 2013 quando un imprenditore della movida milanese riceve via Facebook una richiesta di amicizia dalla giovane assicuratrice bocconiana. Due giorni dopo, un altro messaggio, stavolta in privato: «Stai affogando nelle tasse? Perché? Se vuoi ho un paio di soluzioni».

L’imprenditore è sorpreso: dalla proposta di serate si passa ad altre di carattere economico, e lascia cadere il dialogo. Sono passati quasi due anni, ma gli inquirenti stanno cercando di chiarire se la donna, oltre che nel campo assicurativo, agisse anche in altri ambiti. L’analisi dei conti correnti bancari potrebbe dare risposte. Ricostruire la vita della coppia sarà laborioso e presuppone tempi lunghi. L’amica pordenonese rivela di avere trascorso decine di serate con Teresa, ma di non averne mai incontrato il fidanzato.

«Tra donne è normale», dirà agli inquirenti. Ci sono, poi, le relazioni che il militare avrebbe intrattenuto con donne anche più anziane. Facebook e altri social network, cellulari, computer, montagne di corrispondenza, sms e mail: tutto materiale al vaglio dei carabinieri che ne determineranno anche la scansione temporale. «Non stiamo cercando indizi di colpevolezza a carico dei poveri ragazzi, che non presentano alcuna macchia, ma solo il punto di congiunzione, che può essere anche assolutamente casuale, tra le loro esistenze e quella del killer», dicono. I due giovani «avevano un’esistenza variegata e intensa e per questo motivo appare arduo risalire a ogni contatto».

I testimoni. Sono tre, pur prive di conferme ufficiali, le testimonianze ritenute interessanti, ma non determinanti alla soluzione del giallo.

La prima riguarda un ragazzo che sarebbe stato notato, la sera del delitto, stazionare in prossimità del parcheggio di via Interna e dell’entrata della palestra.

La seconda farebbe riferimento ad un’auto di colore scuro, verosimilmente un’Audi, che sarebbe stata vista transitare nel parcheggio accanto alla Suzuki Alto delle vittime; dentro, un uomo e una donna, che si sarebbero allontanati in tutta fretta.

La terza. Una barista avrebbe parlato di un cliente, sconosciuto, che, quel pomeriggio, le avrebbe chiesto il telefonino. Dopo un colloquio dai toni accesi, avrebbe restituito il cellulare non prima di avere cancellato il numero chiamato. Numerose persone sono state sentite anche ieri nella caserma del comando provinciale dei carabinieri. Nessuna testimonianza è stata ritenuta risolutiva, tanto che il procuratore ha rinnovato l’appello a segnalare qualsiasi episodio o situazione sospetta. Vagliati migliaia di frame della videosorveglianza: «Al momento ci indicano figure anonime: se avessimo qualche indicazione più precisa passeremmo a cercare volti e mezzi specifici».

Pool investigativo. La giornata di ieri – cominciata con un vertice tra il procuratore, il capitano dei Ros di Udine Gabriele Passarotto e i colonnelli Vittorio Molinese e Pasquale Di Chio – è servita per suddividere il lavoro alle varie squadre che si sono costituite dopo l’arrivo in città del Ris di Parma e del reparto crimini violenti del Ros di Roma, assieme ai colleghi di Udine. Non è stata privilegiata alcuna pista rispetto ad un’altra. Ad ogni nucleo di investigatori è stato assegnato un segmento: chi si occuperà del possibile movente passionale, chi delle occupazioni delle vittime, chi indagherà nel mondo dei locali notturni, chi, infine, verificherà quanto attiene alle palestre e agli anabolizzanti. Circa il mandante mafioso, è di competenza di una struttura che opera direttamente dalla Capitale.

Autopsia. Gli esami autoptici, prima sulla salma della trentenne poi su quella del ventottenne, sono cominciati alle 11.30 e si sono conclusi alle 19; vi hanno partecipato l’anatomopatologo Giovanni Del Ben e il collega Paolo Fiorentino nonché il perito balistico Pietro Benedetti, noto per avere partecipato alle indagini su Marta Russo, Carlo Giuliani e sul caso Unabomber.

Non hanno fatto emergere alcun colpo di scena rispetto a quanto era già emerso dalla tac cranica eseguita all’indomani dell’agguato: sei i colpi sparati, monodirezionali e sue due traiettorie; tre proiettili a bruciapelo hanno colpito l’uomo alla tempia e alla mandibola; uno si sarebbe spezzato e un frammento avrebbe sfiorato il labbro della compagna. Tre colpi anche alla donna, ma solo due sono andati a segno. La terza ogiva è stata recuperata all’esterno dell’auto. Prelevati anche sangue, urine e capelli delle vittime. L’analisi dei proiettili permetterà di risalire al modello di pistola utilizzata per compiere il delitto.

Pubblicato su Il Mattino di Padova