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Lo storditore forse la causa della mortale caduta in acqua

Il canotto con cui si muovevano i due pescatori di frodo non si è rovesciato Una scarica potrebbe aver sbilanciato e tramortito l’uomo: disposta l’autopsia

MERLARA

Il pescatore è morto annegato o folgorato? Il dispositivo elettrico utilizzato per stordire i pesci può aver causato la caduta in acqua? Cosa rischia ora il collega della vittima, assodato che i due stavano praticando pesca di frodo? E ancora: perché è passato così tanto tempo dall’incidente alla richiesta di soccorso? Sono solo alcune domande che la Procura di Rovigo si sta ponendo rispetto a quanto accaduto lunedì notte lungo le acqua del Fratta, in territorio comunale di Merlara: Gheorghe Balan, romeno di 30 anni residente a Bovolone (Verona), ha perso la vita dopo esser stato sbalzato dal gommone su cui stava compiendo una battuta di pesca con un connazionale di 37 anni.



Il pubblico ministero rodigino di turno ha disposto l’autopsia sulla salma di Balan, il cui cadavere è stato ripescato dai vigili del fuoco a oltre dodici ore dalla morte e a ben quattro chilometri dal punto in cui si trovava il gommone su cui stava pescando. I primi accertamenti medici parrebbero confermare la morte per annegamento, ma sarà l’autopsia a verificare l’ipotesi che a uccidere il romeno possa essere stata una scarica elettrica provocata dall’elettrostorditore, una batteria usata per scaricare elettricità in acqua in modo da far emergere i pesci in superficie. Il dispositivo – il cui utilizzo è illegale – non è così potente da causare la morte di un uomo: carpe e siluri stipati nel gommone dei due romeni erano ancora vivi – lo riferiscono alcuni testimoni – e se il voltaggio non è stato letale per i pesci non lo può essere stato ovviamente per un essere umano. Non è escluso, tuttavia, che la poca accortezza nell’isolarsi dalla fonte elettrica e un’eventuale scossa abbiano potuto far perdere l’equilibrio a Balan, inghiottito poi dal Fratta in un punto in cui la corrente è effettivamente notevole. È vero che l’uomo è volato giù dall’imbarcazione all’altezza di un piccolo salto del corso d’acqua, ma è anche vero che il gommone non si è ribaltato: pesci catturati e materiale per la pesca sono stati ritrovati all’interno del natante all’arrivo dei soccorsi. Insomma, la dinamica della caduta è ancora poco chiara, anche considerando l’assodata esperienza del trentenne in fatto di navigazione e di pesca.



Non è peraltro ancora chiara la posizione di A. P. , il romeno di 37 anni che si trovava nel gommone con Balan e che in questo periodo viveva in casa dell’amico a Crosare di Bovolone. Non sono ancora state formalizzate denunce al trentasettenne, che era evidentemente impegnato in una battuta di pesca illegale: nel Fratta è vietata la pesca professionale, l’uso di apparecchi come lo storditore elettrico è punito dalla legge e peraltro su quel corso d’acqua vige anche il divieto di navigazione. C’è la possibilità che siano elevate sanzioni amministrative, ma anche che si proceda penalmente.

Del tutto incerta è poi la versione in merito alla tardiva richiesta di soccorso: sono passate parecchie ore da quando A. P. è riuscito a mettersi in salvo a quando è effettivamente partita la chiamata al 118. Per quale motivo? Cosa è successo nel frattempo? Sono davvero tanti gli interrogativi che attendono una risposta. —

Pubblicato su Il Mattino di Padova