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Addio a Crys che torna per sempre in Brasile

Il saluto della comunità nella chiesa di Facca: «Da lassù aiuta la tua bambina, è ancora in pericolo»

CITTADELLA. «Crys deve fare l’ultimo miracolo, salvare la sua bambina». La chiesa di Facca, martedì sera, era gremita di persone che che si sono strette a Lino Battaglia, l’autotrasportatore che una settimana fa ha perso in un incidente stradale sulla Sr 47, all’altezza dello stabilimento dell’Acqua Vera, la compagna Andrea Crys Domingos.

La salma della donna, ottenuto il nulla osta, volerà per il funerale nella terra d’origine, il Brasile. Don Luigi Tellatin - davanti a una folla che ha riempito in ogni ordine di posto la chiesa - ha fatto vibrare le corde del cuore: «La storia di Crys, che ha attraversato l'oceano, ci racconta molto di questo tempo. E ci dice che quando c’è accoglienza e amore le differenze spariscono e ciò che è diverso non diventa mai avverso; oggi - in un mondo che è così conflittuale e carico di steccati, che penalizzano e giudicano piuttosto che comprendere - siamo diventati uomini di sabbia. Ma dobbiamo costruire un’umanità nuova, che dia tempo al tempo».

Don Tellatin battezzò il secondogenito di Crys, che oggi ha 7 anni: «Ricordo la serenità, la dolcezza e la tenerezza della mamma. Quanta cura: riprendiamoci il tempo, rivestiamolo di tenerezza e lentezza, e la lentezza - che ci rende più umani - è anche un tratto della cultura del Sudamerica».

Un forte appello alla sicurezza stradale: «Facciamo sì che le nostre strade diventino sicure, invece di ingranare le marce ingraniamo l’attenzione della nostra coscienza; è inutile chiedersi di chi sia la colpa, nessuno di noi vorrebbe che questo succedesse. Ma facciamo ciascuno la nostra parte e vedrete che se tutti coloro che sono qui frenano e rallentano, subito migliaia di chilometri di strade diventeranno sicuri».

Il più piccolo è sempre rimasto vigile, ha raccontato l’incidente in ogni fotogramma, quella «cosa bianca che ha mangiato la macchina»; la bimba più grande, che ha 10 anni, sta ancora lottando.

«La piccola ce la farà, perché ora in cielo ha un nuovo angelo, la sua mamma. La mamma ha resistito, è rimasta a salvare i suoi bambini, ha titubato un istante, li ha protetti per qualche momento; Dio vive nella Storia, non è una frase del catechismo, e questo è stato un miracolo. Ora ci stringiamo alla piccola, la mamma farà il miracolo fino in fondo».

Alla fine, per lunghi minuti, la folla si è avvicinata a Lino Battaglia, per abbracciarlo: amici, colleghi, familiari, maestre e bambini, che quasi in coro chiedevano di riavere presto in classe i loro compagni.

Silvia Bergamin

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Pubblicato su Il Mattino di Padova