• Home
  •  > Notizie
  •  > Sequestrate la casa e la pistola usata dal padre

Sequestrate la casa e la pistola usata dal padre

Nelle prossime ore l'incarico per la duplice autopsia affidato dal magistrato padovano che coordina le indagini

PADOVA. Il pubblico ministero Roberto Piccione ha aperto un’inchiesta per accertare l’esatta dinamica dei fatti. Che il padre abbia sparato alla figlia e poi abbia rivolto l’arma contro di sè, ci sono pochi dubbi. Ma il magistrato è deciso a verificare anche le poche probabilità che ci sono che le cose non possano essere andate proprio così. Per proseguire negli accertamenti è stata sequestrata la casa dove si è consumata la tragedia e la pistola, regolarmente detenuta dall’uomo e usata giovedì mattina.

Nei prossimi giorni, secondo le disposizioni del magistrato inquirente, verranno compiuti altri accertamenti per cercare eventuali prove che giustificano un gesto sconsiderato che nessuno si aspettava nè tra i parenti nè tra gli amici. Oggi il pubblico ministero darà l’incarico per l’autopsia sui due corpi. Dall’esame autoptico si accerterà, tra l’altro, con esattezza anche l’ora in cui padre e figlia sono morti. Infatti ancora non si sa quando l’assicuratore ha ucciso la donna e subito dopo si è suicidato con la stessa arma.

Secondo le prime indagini dei carabinieri infatti nessuno ha sentito il rumore degli spari. Al momento le ipotesi più probabili sul momento della tragedia farebbero supporre che tutto sia avvenuto nelle prime ore di giovedì quando la figlia di Tiziano Gallo era ancora in pigiama, nel letto, che dormiva. Dal punto di vista delle responsabilità la vicenda si chiude visto che l’omicida si è tolto la vita. Inoltre il magistrato ha delegato i carabinieri a svolgere ulteriori accertamenti in merito alla stato di salute di padre e figlio.

Al momento non si conoscono problemi particolari nè per l’una nè per l’altro. Difficile quindi ipotizzare che il gesto sia stato legato a problemi reali di salute. Agli atti c’è pure il bigliettino lasciato da Tiziano Gallo, una sorte di testamento: «Bruciateci e metteteci insieme ad Annamaria».

Era quella la sua unica preoccupazione che ora i parenti esaudiranno. Nessuna spiegazione del gesto, nessun accenno alle scuse per aver tolto la vita ad una ragazza che una propria vita doveva ancora farsela. Le due salme verranno restituite ai parenti probabilmente la metà della settimana prossima e solo allora sarà possibile celebrare il funerale.

Pubblicato su Il Mattino di Padova