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Falciò il 18enne in bici, lo uccise e scappò Studentessa patteggia due anni e mezzo

Il giovane stava rincasando dal  lavoro: scaraventato in canale  morì soffocato dalla melma Genitori della vittima già  risarciti con 370 mila euro

Piombino Dese. «Era buio, non l’ho visto... Pensavo fosse un animale, un cane» si era giustificata presentandosi scortata dai genitori nella caserma dei carabinieri. Ma era tardi. Il ragazzo, tamponato la sera precedente, era morto perché, svenuto in seguito all’impatto, aveva ingoiato acqua e fango fino a ostruire le vie respiratorie.

La vittima si chiamava Ihab Seoud El Abou ed era un 18enne di Levada di Piombino, studente al secondo anno del corso Alberghiero all’Enaip di Noale. L’investitrice era anche lei una studentessa di Trebaseleghe oggi ventenne, Elena Marazzato, finita sul banco degli imputati per omicidio stradale, fuga da incidente e omissione di soccorso.

Ieri pubblica accusa e difesa (i penalisti Fabio Pinelli e Alberto Berardi) sono arrivati a un accordo sulla pena: la ragazza eviterà il processo e patteggerà due anni e sei mesi di carcere. Il pubblico ministero Luisa Rossi ha espresso parere favorevole di fronte al fatto che la giovane è incensurata e la compagnia assicuratrice ha liquidato un risarcimento ai genitori di 370 mila euro. Risarcimento che, di certo, non lenisce il dolore per la tragica morte del figlio come dimostrava, ieri mattina, la rumorosa presenza di un folto gruppo di parenti nell’aula dell’udienza preliminare davanti al gup Domenica Gambardella. La famiglia, infatti, si era costituita parte civile con l’avvocato Carlo Bonino. L’accordo, comunque, dovrà essere “ratificato” davanti al gup il prossimo 10 ottobre.

Il 31 marzo 2018 Ihab Seoud El Abou ha appena concluso il lavoro di cameriere in un ristorante dove svolge uno stage. In sella alla sua bici sta rincasando quando viene tamponato dalla Mercedes guidata dalla Marazzato sul rettilineo di via Gattoeo, tra Silvelle di Trebaseleghe e Torreselle di Piombino. È buio e, pur rispettando il limite dei 90 all’ora, la ragazza colpisce la bici e carica sul cofano lo stuidente sbalzato nel fossato. Lei, però, non si ferma e tira dritto. Arriva a casa e racconta alla madre di aver investito un cane per giustificare la perdita di qualche pezzo della carrozzeria. Il padre di Ihab non lo vede arrivare a casa e si dispera. Di notte, va a cercarlo lungo il percorso e lo ritrova nel fossato senza vita.

Le consulenza della difesa aveva rilevato che la zona era buia e la vittima non era ben visibile. Tuttavia il professor Guido Viel, medico legale incaricato dalla procura, aveva concluso: «L’esame ha escluso una frattura della base cranica e lesioni dell’apparato osteoscheletrico tali da comportare un decesso immediato». Se fosse stato soccorso, Ihab sarebbe forse ancora in vita. —

Cristina Genesin

Pubblicato su Il Mattino di Padova