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Alessia freddata dal padre nel sonno, con due proiettili

La giovane morta all’istante, poi il genitore s’è ucciso sul suo letto. La donna aveva un piccolo tumore: curabilissimo

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE. Alessia aveva un piccolo tumore all’utero in fase iniziale, curabilissimo. Oppure, in un angolino di quell’organo dell’apparato femminile, c’era ancora il “residuo” di un recente intervento subito in laparoscopia per quel tumore. Intervento di cui erano visibili sull’addome due piccole cicatrici. Che cosa fosse quella micro-massa larga poco più di un centimetro trovata nel corso dell’autopsia, lo diranno con chiarezza gli esami di laboratorio. Resta da chiedersi se la preoccupazione per quel fatto - una malattia allo stadio iniziale, oggi risolvibile con la chirurgia, oppure i postumi di un’operazione - potesse scatenare il raptus omicida del padre: il segreto Tiziano Gallo se l’è portato nella tomba. Quel che non resta più un segreto è la sequenza del dramma che si è consumato nel primo piano dell’abitazione di Arsego in via Magarise 59 la mattina del 9 aprile scorso.

Tiziano Gallo ha esploso due colpi secchi puntando la canna della sua pistola sulla tempia sinistra della figlia, a distanza ravvicinata. Alessia dormiva in posizione supina ed è stata uccisa nel sonno. Il padre-assassino si è poi seduto ai piedi del letto, ha rivolto la canna della semiautomatica calibro 7,65 appoggiandola alla sua tempia destra e ha premuto il grilletto. Prima di compiere il gesto estremo, Tiziano Gallo aveva scritto un biglietto: «Bruciateci e metteteci insieme ad Annamaria». Annamaria era la moglie, uccisa da un tumore fulminante 13 anni fa, un lutto difficile da superare per l’uomo che, anche al lavoro, era stato trovato tante volte in un angolo della fabbrica mentre piangeva nei primi anni di vedovanza.

Ecco la sequenza dell’omicidio-suicidio ricostruita grazie ai primi risultati dell’autopsia eseguita dal professor Massimo Montisci dell’Università di Padova sui corpi di papà e figlia. L’esperto – incaricato dal pubblico ministero Roberto Piccione che coordina l’indagine - ha pure accertato quella piccola lesione neoplastica, prelevata e trasmessa al laboratorio analisi con altri reperti per dare una risposta sui tempi dell’accaduto. Resta confermato che il dramma è avvenuto di prima mattina, probabilmente intorno alle 7, e tutto si è svolto nell’arco di pochi minuti. Le risposte per chiudere l’indagine penale ci sono ormai tutte. Su tutte, il nome del colpevole, che è morto con la sua vittima, quanto basta per spedire gli atti all’ufficio gip con la richiesta di archiviazione “per morte del reo” in gergo tecnico. Tante domande, comunque, resteranno senza risposta. O meglio: ci saranno, forse, tante risposte a un’unica domanda: perché? Perché Tiziano Gallo ha deciso di uccidere l’amatissima figlia Alessia e poi togliersi la vita? Era stata la preoccupazione per la salute della ragazza, di cui s’era fatto un’ossessione? O la delusione vissuta per il fatto che Alessia aveva “tradito” il modello di figlia da lui immaginato, confidando in famiglia la sua volontà di vivere liberamente sentimenti e sessualità, magari con una compagna che amava?

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Pubblicato su Il Mattino di Padova