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Il premier diserta Mestre «È una giornata di lutto»

Moretti e Casson, niente festa con Renzi al teatro Toniolo. Protesta dei precari La candidata Pd alla Regione attacca la Lega: «Fermo la campagna elettorale»

MESTRE. Avrebbe dovuto essere la festa del Partito Democratico, con Renzi a lanciare la corsa di Felice Casson e Alessandra Moretti a Venezia, l’uno a Ca’ Farsetti e l’altra a palazzo Balbi. E invece, lo spettacolo preannunciato al teatro Toniolo di Mestre si è doverosamente fermato di fronte all’ennesima e più drammatica tragedia del mare - 700 morti annunciati -, trasformandosi in una sorta di comizio listato a lutto, il minimo sindacale, ché non si potevano rimandare a casa centinaia di supporter democratici. A casa, o meglio a Roma, è volato però Matteo Renzi per seguire gli sviluppi del naufragio, dando forfait all’ultimo. A chi c’era, quindi, non è rimasto che tentare di tenere in piedi lo scheletro dell’evento. A Roger De Menech sono toccati gli onori di casa e, di conseguenza, le spiegazioni: «Il presidente è rientrato doverosamente a Roma per avviare le sinergie necessarie in momenti difficili come questo, ma è qui con il cuore - dice il segretario regionale del Pd dopo aver chiesto un minuto di silenzio per onorare le vittime - l’Italia è quella che, invece di fare sciacallaggio, sceglie di tornare al proprio posto di lavoro, sono questi i nostri valori». Tocca quindi a Felice Casson ribadire il concetto: «Di fronte a una tragedia così immane, bisogna avere soltanto il buon senso civico di stare zitti. Davanti al cordoglio bisogna fermarsi. E non ci sono responsabili di quanto è successo» dice quindi con un chiaro riferimento alle accuse twittate da Salvini nei confronti del Governo «è la comunità internazionale che dovrebbe farsi carico di questa tragedia. La nostra Costituzione ci impone la solidarietà, questo non vuol dire dare accoglienza ai criminali, quelli vanno trattati in quanto tali, quelli che non lo sono al di là di fede, etnia e del paese d’origine vanno aiutati». Quindi, con tono asciutto e privo di fronzoli, snocciola programmi e ambizioni per la “sua” Venezia, enunciando il decalogo che consegnerà a Renzi, una sorta di patto. Chiude Alessandra Moretti, con un’apparizione lampo: «Salgo sul palco per dire solo una cosa: oggi è un giorno di lutto per l’Italia e per l’Europa intera. Donne e uomini in cerca di speranza, in fuga da guerra e miseria sono tragicamente morti. Oggi è un giorno di lutto per cui mi fermerò e non farò campagna elettorale - arringa tra gli applausi - voglio dire solo che è una vergogna, una bestialità liquidare questa tragedia immane con un tweet. Salvini strumentalizza queste morti sostenendo che sono sulla coscienza del presidente del Consiglio e del ministro degli Interni. Ora basta. Posso perdere voti, consensi, ma non farò crescere i miei figli nell’Italia dell’odio e delle ruspe di chi costruisce una carriera politica sulla rabbia. L’Europa ha già conosciuto dove porta l’odio per la diversità. Per questo dobbiamo dire tutti insieme: mai più» conclude prima di sparire dietro le quinte, mentre la protesta dei precari contro il Governo che aveva accolto l’ingresso della candidata esonda, impadronendosi definitivamente di una scena ormai spoglia. E la pur lecita richiesta di attenzione in una qualunque altra giornata, trascende la decenza al grido di «occupatevi anche della scuola, fate lutto anche per noi, non solo per gli immigrati». Una brutta pagina di noi, ce ne fosse stato bisogno.

Pubblicato su Il Mattino di Padova