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In centinaia per l’ultimo saluto a “Meo” bomber e panettiere

La maglia granata sulla bara Alla cerimonia funebre i vertici del Cittadella calcio, il poetico e commosso ricordo dell’amico e scrittore Gianni Marchiorello

CITTADELLA

Un uomo elegante, che faceva il pane e che nel campo da gioco era energia che abbagliava, esplosivo e sportivo allo stesso tempo. In centinaia ieri in duomo a Cittadella hanno dato l’ultimo saluto ad Amedeo “Meo” Bressa, 87 anni, grande gloria dell’Olympia, una carriera e decine di gol in serie B. L’amico e scrittore Gianni Marchiorello ha letto un ricordo dolce e ispirato: «Iniziò a giocare a calcio nelle polverose straelle, poi in patronato vecio, assieme ai Pizziolo, a Bilo Guarini, a Gildo Guidolin, a Adriano Tegna Segna e molti altri, diventando poi l’ossatura dell’Olympia degli anni’50. Fece una discreta carriera giungendo alla serie B, sicuramente meno rispetto ai mezzi calcistici e atletici di cui era dotato. Diventato allenatore ripartì dalla sua amata Olympia, guidando i giovani Sbrissa, Zurlo, Pan, Neno Beltramello, Turcato, Ferronato e un giovanissimo Franco Baggio. Ma se la partita prendeva una brutta piega o verso la fine non arrivava il risultato atteso, Meo partiva con un repertorio di grida stentoree verso la sua squadra. Uno spettacolo da fini intenditori. Finita la partita, finito tutto. Dava la mano agli avversari, correva incontro ai suoi giocatori, cui aveva ringhiato contro fino ad un attimo prima. Un vero signore dello sport». Il lavoro di Bressa era quello di fare il pane: «Mio padre, Mondo, suo grande amico, prigioniero in un lager da settembre del’43 all’aprile del’45 e quindi esperto di fame mi spiegò: “Quando che te ghe fame te pensi solo al pan”. Meo ha fatto il pane per migliaia di cittadellesi e per decine di anni. E soprattutto per questo ti ringraziamo e ti ricordiamo riconoscenti». Alla cerimonia, presieduta da don Roberto Frigo, erano presenti anche il presidente del Cittadella Calcio, Andrea Gabrielli, e il ds Stefano Marchetti, oltre al presidente del Panathlon cittadellese, Davide Baggio, e numerosi rappresentanti del calcio e dello sport locale.

Sulla bara di legno chiara, coperta da fiori gialli – con accanto a vegliarla la moglie Oriella e il figlio Alessandro – spiccava l’amatissima maglia dai colori granata. —

Silvia Bergamin

Pubblicato su Il Mattino di Padova