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Dramma a Padova: esce dal carcere e muore da clochard

Abdel Majid Mabchour era accusato di un delitto del 2006. L’amico: «Da giorni diceva di avere male al petto»

PADOVA. Una persona è stata trovata morta ieri mattina sotto un grande albero di cedro, all’interno del giardino dove una volta c’era il collegio per le universitarie Domus Laetitiae.

Era un uomo senza casa che dormiva lì da alcuni giorni, avvolto in una coperta, accanto a un suo connazionale. Si tratta di Abdel Majid Mabchour, 45 anni, marocchino, uscito dal carcere lo scorso 3 giugno dopo aver trascorso anni dietro le sbarre con l’accusa di omicidio.

Anche in base alla testimonianza del connazionale Said Ellehasz, originario di Casablanca, il marocchino deceduto nel corso della notte, che sul corpo non presentava segni di violenza, sarebbe morto in seguito ad un attacco cardiaco.

«Negli ultimi giorni il mio amico accusava forti dolori al petto» ha raccontato ai carabinieri Said.

I primi a notare qualcosa di strano sono stati i fedeli che ieri mattina si sono presentati a messa. Verso le 9.30 una parrocchiana ha chiamato il parroco Fernando Spimpolo. In quel frangente si sono resi conto che l’uomo sotto la coperta era morto, così sono stati chiamati i carabinieri.

Durante l’omelia don Fernando ha ricordato il dramma che si può celare nella precarietà della vita.

Nel borsello della vittima è stata trovata una tessera magnetica che vale come riconoscimento alle cucine popolari di via Tommaseo, con la foto e il nome di Abdel Majid Mabchour.

È bastato inserire le sue generalità nella banca dati interforze per scoprire che si trattava dell’uomo accusato di essere l’assassino di Francesco Sarno, il cameriere napoletano ucciso a bastonate sul lungargine del Piovego il 10 ottobre 2006.

Un altro marocchino, Alì Samir, era stato erroneamente condannato a 23 anni per questo delitto, perché assomigliava in tutto al connazionale Abdel Majid Mabchour, che poi ha confessato di essere stato presente quando venne pestato a morte il cameriere. Mabchour si trovava sul lungargine del Piovego assieme al connazionale Mourad Assal. A suo dire fu quest'ultimo ad aggredire Sarno che «non voleva fare cambio dell’eroina con la cocaina». Allora lo colpì «con un bastone ed una pietra». Una versione ritenuta dal giudice edulcorata per «arginare il proprio ruolo alla mera presenza sul luogo». Questo non gli ha evitato oltre dieci anni di carcere, da cui era uscito solo il 3 giugno scorso. Il sostituto procuratore di turno Roberto D’Angelo ha già disposto l’autopsia per accertare le cause della morte.

Pubblicato su Il Mattino di Padova